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15 gennaio 2007

Le lauree brevi

La carriera scolastica di uno studente è costellata di successi e spesso di risultati deludenti, durante le scuole superiori chi non aveva voglLa carriera scolastica di uno studente è costellata di successi e spesso di risultati deludenti, durante le scuole superiori chi non aveva voglia di studiare oppure aveva particolari difficoltà ricorreva a scuole private che tramite il pagamento di un profumata retta, garantivano risultati sicuri e studio zero, insomma scuole che proprio per questa loro caratteristica sono state dette “Diplomifici”. Una situazione da tutti conosciuta ha fatto si che ,nel corso degli ultimi anni, il diploma perdesse di valore nel mondo del lavoro ed ha affossato ulteriormente la scuola italiana che già di per se non è in grado di preparare gli studenti al mondo del lavoro poi, con il proliferarsi di scuole di questo genere è stato il titolo stesso a perderne di credibilità. La stessa situazione si sta diffondendo anche nelle università, con l’apertura di atenei privati che con il minimo sforzo garantiscono il massimo risultato. Secondo i dati Almalaurea, gli iscritti in questi atenei, oltre ad essere tutti in regola con gli esami, circa il 90% di loro, un enormità se paragonato al 5% delle università “normali”, completeranno il percorso di studio con uno o due anni di anticipo. Di che università parliamo? In prima fila troviamo i cosiddetti atenei “on-line” come ‘Università telematica "Guglielmo Marconi" ma ad essi vanno aggiunti anche altri istituti privati come il “San Pio V” di Roma che , in accordo con lo Stato, ha accolto dipendenti pubblici che tramite prove del tutto formali, ne ha consentito il conseguimento della Lauree. Non vanno dimenticati altri Atenei che per aumentare la loro quota di iscritti rendono hanno esami più semplici con risultati assicurati. Il Ministro “Fabio Mussi” si è attivato per mettere un freno a tale fenomeno ma, il problema della mercificazione delle Lauree è tutt’altro che risolto. E’ evidente che il nostro sistema si sta adeguando ai nuovi standard provenienti dagli Stati Uniti del “non importa del COSA hai studiato ma del DOVE” ovvero in quale università si è conseguite la Laurea. Se da un lato questo sistema di cosa ha permesso agli Americani di risolvere problemi come questo e di avere istituti di eccellenza va anche detto che la retta in una buona università ha valori inaccessibili e a meno che non si sia dei “geni”, usufruendo di borse di studio, in molti devono rinunciare a una buona preparazione. La domanda sorge spontanea. Vogliamo svendere in questo modo l’università pubblica?

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