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19 febbraio 2007

Bach: musica e …?

A dispetto dei secoli che ci separano dai grandi compositori del passato, la musica cosiddetta “classica” sembra in questi ultimi anni essere oggetto A dispetto dei secoli che ci separano dai grandi compositori del passato, la musica cosiddetta “classica” sembra in questi ultimi anni essere oggetto di una curiosa riscopert, a a uso anche dei non professionisti. Sarà per i prezzi più “umani” di concerti e rassegne (quelli di qualità ‘media’ si intende, i grandi eventi erano e restano appannaggio dell’aristocrazia), sarà per l’incredibile quantità di cd che ci vengono propinati settimanalmente, allegati a riviste e quotidiani. E bisogna riconoscere il merito di queste iniziative editoriali che, pur rientrando nei tanti escamotages per cercare di mandare aventi la baracca, a volte sono davvero utili e ben fatte. Tra di esse, segnaliamo la collana “I Classici della Musica”, in edicola tutti i giovedì con il Corriere della Sera; a ogni disco corrisponde un articolo di approfondimento sul quotidiano, con commenti, interviste a persone competenti in campo musicale.
Nel caso del primo numero della collana, dedicato a Johann Sebastian Bach, ci è sembrato interessante il punto di vista di due esperti intervistati dal giornale: don Inos Biffi, della diocesi di Milano, docente emerito di teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e direttore dell’Istituto di Storia della Teologia a Lugano, e Alberto Basso, musicologo, accademico di Santa Cecilia, presidente dell’Istituto dei Beni Musicali in Piemonte e, nel 2004, dottore honoris causa alla Facultat d’Humatitats dell’Universitat Autònoma de Barcelona.

Secondo Biffi, Bach è stato in grado di tradurre “la teologia, il dogma cristiano nella bellezza della proposta musicale”. Il ‘mistero della Fede’ che viene svelato non attraverso la parola, il discorso o la preghiera, bensì attraverso la musica. Secondo il professor Basso, Bach è l’incarnazione stessa dello spirito musicale, una figura che concentra “ i più grandi misteri legati all’universo delle note, ma anche le più elementari espressioni del linguaggio musicale”.

A ben vedere i due studiosi hanno dato un giudizio molto simile, l’uno con gli occhi dell’uomo di Chiesa, del teologo, l’altro con quelli del professionista accademico, dello studioso laico. In entrambi i casi quello che connota la genialità del maestro di Eisenbach è l’aver raggiunto picchi estremi di bellezza e creatività partendo da elementi relativamente semplici che Bach invertiva, accelerava, aumentava o diminuiva di tono. L’ “Arte della Fuga”, opera che Bach scrisse intorno al 1747 per l’imperatore Federico II di Prussia, è emblematica in questo senso: quattordici fughe (o contrappunti, come li chiamava lui) basate tutte sullo stesso tema, a dimostrazione di quanto una singola melodia potesse essere versatile, flessibile, sfaccettata. Un po’ come la verità del Cristianesimo, che è una, ma che non può prescindere da quelle differenze soggettive, da quelle sfumature estremamente personali che ne da ogni singolo fedele.

Con Bach la musica è diventata per la prima volta nella storia un linguaggio universale: parlando con le note, ha spiegato all’uomo cos’è la bellezza e con essa l’armonia, la perfezione, l’equilibrio. Ha rivoluzionato il mondo musicale di allora ed è stato un’ineguagliabile fonte di ispirazione per le successive generazioni di musicisti, primi fra tutti Mozart e Beethoven.

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