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15 febbraio 2007

Numero chiuso tra perplessità e proteste

Era da mesi che l’U.D.U. (Unione Degli Universitari) si batteva per il costante e ingiustificato aumento dei Corsi di Laurea che applicano il numero cEra da mesi che l’U.D.U. (Unione Degli Universitari) si batteva per il costante e ingiustificato aumento dei Corsi di Laurea che applicano il numero chiuso. Alla fine di Gennaio Fabio Mussi, Ministro dell’Università e della Ricerca, si era espresso così, appoggiando le proteste di associazioni studentesche e atenei: “il numero chiuso è abusato” (…) “bisogna ridurre gli sbarramenti perché è necessario aumentare il numero di studenti”. Mussi parla di un preoccupante sistema in cui il numero chiuso è “basato su criteri di selezione assai opinabili e non omogenei su tutto il territorio nazionale”. Questa grave situazione deriverebbe da un legge interpretabile e per nulla chiara nelle sue modalità di attuazione. L’allarme arriva dalle pagine di “Repubblica”. Ad oggi, sui 3100 Corsi di Laurea esistenti in Italia, ben 1060 prevedono un test selettivo d’ingresso. I Corsi di Laurea a ingresso programmato, negli ultimi 5 anni, sono aumentati del 330 per cento, passando dai 242 del 2001 ai 1060 del 2006. Quello che doveva rappresentare un metodo di selezione delle iscrizioni, per garantire una didattica più efficiente e meno affollata agli studenti più meritevoli, ratificato da una legge del 1999 ma consentito ad un numero limitato di Facoltà, ha finito per palesarsi come una delle tante normative italiane applicate indiscriminatamente e arbitrariamente. Una ulteriore dimostrazione di quanto poco contino in realtà i bisogni e le esigenze degli universitari.

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