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1 marzo 2007

Con l’università di Ferrara la ricerca diventa sviluppo

Le conoscenze sviluppate all’interno delle aule e soprattutto dei laboratori accademici, i risultati della ricerca condotta nelle strutture scientificLe conoscenze sviluppate all’interno delle aule e soprattutto dei laboratori accademici, i risultati della ricerca condotta nelle strutture scientifiche, quando pronti e maturi, possono e devono contribuire allo sviluppo sociale ed economico di un Paese. In questo compito l’Università di Ferrara è, secondo i risultati di un’indagine recentemente pubblicata, particolarmente “brava”.
L’importante riconoscimento viene dalla relazione pubblicata lo scorso febbraio dal CIVR, Comitato di indirizzo per la valutazione della Ricerca, organismo di nomina governativa composto da esperti nazionali e internazionali di elevata esperienza e competenza in campo scientifico, sociale e produttivo.
Nella prima relazione del CIVR, l’Università di Ferrara, è infatti risultata il secondo ateneo in Italia nella categoria della valorizzazione applicativa delle ricerca.
Ferrara si piazza alle spalle della sola Scuola di Studi Superiori Avanzati (SISSA) di Trieste per quanto riguarda la capacità di trasferire la ricerca dall’accademia al mondo industriale, produttivo ed economico.
La valorizzazione delle attività di ricerca, valutata sui dati relativi gli anni dal 2001al 2003, si riferisce ad azioni puntuali di trasferimento verso l’esterno, finalizzate a rendere più efficace l’utilizzo, da parte del sistema produttivo e della società, delle conoscenze prodotte dalle strutture scientifiche.
In particolare, le università hanno fornito al Comitato informazioni e dati relativi il numero dei brevetti (sia depositati nel triennio che attivi al 31 dicembre 2003, distinti per tipologia di deposito nazionale e internazionale), le entrate e i costi nel triennio derivanti, rispettivamente, dalla vendita dei brevetti e di loro licenze e dalle spese di deposito e gestione; una sintesi descrittiva e finanziaria (in termini di entrate e costi) su tutte le ulteriori attività di trasferimento di conoscenza con l’esterno. Fra le attività di valorizzazione sono stati considerati gli spin off, le partnership con localizzazione di attività di ricerca presso la struttura che avessero apportato nel triennio entrate complessive superiori a 500 mila euro, le pubblicazioni e le altre attività per il mercato culturale, le attività di fornitura e consulenza su dati socio-economici, gli accordi di confidenzialità.

Sintetizzando, sono stati presi in considerazione
– Brevetti depositati dalla Struttura nel triennio in Italia e all’estero e di quelli attivi al 31/12/2003 (sia in Italia che all’estero)
– Collaborazioni con le imprese che si basano su contratti e/o progetti di ricerca.
– Iniziative congiunte per la creazione di Strutture permanenti di ricerca in collaborazione. L’attività prevalente deve essere la ricerca.
– Attività e Strutture di trasferimento tecnologico
– Spin-off, nuove imprese avviate nel triennio, attivati nel 2001-2003, al cui capitale sociale (delle società all’uopo costituite) le Università abbiano partecipato direttamente.
– Consulenza e servizi a carattere socio-economico. Attività di servizio, consulenza e formazione, di interesse locale, commissionate da enti territoriali o da imprese operanti nel territorio.
– Partnership di ricerca di valore pari o superiore ai 500.000 Euro. La categoria comprende tutti gli accordi di collaborazione strategica con localizzazione di attività di ricerca presso la Struttura, che abbiano apportato entrate complessive nel triennio di almeno 500.000 euro.

“Per la realizzazione di questa indagine è stato costituito un panel scientifico di valutazione con referenti specifici, basandosi su parametri accuratamente scelti, in alcuni casi diversi da quelli con cui la ricerca e la sua applicazione vengono tradizionalmente valutati – commenta il Prorettore Valeria Ruggiero -. È la prima volta che viene fatto un lavoro di questo tipo, e per quanto riguarda la nostra Università l’esito è molto importante, dal momento che l’indagine colloca l’Università di Ferrara seconda tra gli atenei italiani per l’impegno e la capacità di trasferire i risultati della sua ricerca al mondo produttivo. Per quanto invece riguarda la categoria ricerca, nella quale sono stati valutati diversi aspetti dei prodotti della ricerca, la propensione alla mobilità internazionale e all’alta formazione, ci piazziamo davanti a molti atenei anche prestigiosi del nostro territorio”. In definitiva – conclude la Ruggiero -, questo rapporto rappresenta una conferma del valore della ricerca dell’Università di Ferrara e della capacità di questo ateneo di mettere a frutto, insieme alle diverse realtà del territorio e del mondo produttivo, le proprie competenze ed eccellenze per uno sviluppo comune”.

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