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26 marzo 2007

Università di Firenze: cervello elastico

Una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze, della Scuola Normale di Pisa e

Una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Firenze, della Scuola Normale di Pisa e dell’Istituto di Neuroscienze del CNR di Pisa e pubblicata sulla rivista scientifica Neuron, delinea la possibilità di rendere più efficaci le terapie riabilitative delle funzioni cerebrali. E’ stato individuato, infatti, nella corteccia cerebrale negli animali in via di sviluppo uno dei principali meccanismi molecolari che rendono il cervello plastico, cioè capace di modificarsi in base agli stimoli. E’ stato identificato un meccanismo molecolare attraverso cui la plasticità potrebbe avvenire nel cervello in sviluppo. Si è osservato che una breve esperienza visiva è in grado di indurre modificazioni biochimiche, come ad esempio l’acetilazione, di proteine chiamate istoni che legano il DNA, tali da modificare i livelli di trascrizione di specifici geni. La ricerca si è svolta mettendo dei topolini alla luce per pochi minuti. In questa situazione si attivano nei neuroni della corteccia visiva dei meccanismi che portano a produrre nuove proteine. Queste proteine sarebbero gli strumenti che il neurone usa per modificare le proprie connessioni sinaptiche in modo da modificarsi in funzione della stimolazione ambientale e così mettere in pratica la plasticità neuronale. Si è, pertanto, lavorato sull’ipotesi che questa ridotta capacità di trasformare gli stimoli ambientali in risposte biochimiche negli adulti potesse essere alla base della ridotta plasticità della corteccia. Il meccanismo potrebbe essere generale e non limitarsi alla corteccia visiva, e quindi trattamenti che aumentino l’acetilazione degli istoni potrebbero essere utilizzati nelle patologie dove si cerchi un aumento della plasticità sinaptica per favorire l’azione di terapie riabilitative.

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