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29 novembre 2007

Neo medici fermi un turno? Non più!

Il cammino verso la professione per alcuni neo dottori non termina con la laurea. I laureati in medicina sono tra questi: dopo l’università li Il cammino verso la professione per alcuni neo dottori non termina con la laurea. I laureati in medicina sono tra questi: dopo l’università li attende un periodo di tirocinio, un esame di abilitazione e “dulcis in fundo” l’esame di ammissione alle scuole di specializzazione.
Un percorso ad ostacoli, quindi, che si complica ulteriormente se i livelli da completare sono fissati in date incoerenti tra loro e per superarli tocca passare anche un anno di inattività.
A metterci la pezza ad una situazione diventata insostenibile ci ha pensato il ministro dell’Università Fabio Mussi che, nei giorni scorsi, ha emanato tre provvedimenti per risolvere la questione dei neolaureati in medicina, non ancora abilitati, che chiedevano uno slittamento dell’esame di ammissione alle scuole di specializzazione. Il precedente calendario avrebbe infatti costretto quasi seimila diplomati tra luglio e ottobre 2007 a perdere l’anno e l’accesso alle stesse scuole.
Con un decreto, Mussi ha stabilito che l’esame di abilitazione alla professione medica sarà anticipato al 6 febbraio e con un secondo decreto ha posticipato per il 10 marzo l’avvio dei corsi delle scuole di specializzazione per il prossimo anno. Il ministro ha anche firmato i bandi per l’esame di accesso alle stesse scuole di specializzazione, che si terranno a cavallo di queste due scadenze. Così facendo si sono create le condizioni affinché i neolaureati non ancora abilitati possano accedere alle scuole di specializzazione senza perdere un anno.
Una buona notizia per i neo – laureati dunque ma un po’ meno per i rappresentanti di un altro gruppo di medici, laureati nel dicembre 2006 e abilitati a luglio 2007. Per loro la prospettiva è quella di dover aspettare ancora dopo aver già perduto un anno. In tutto si tratta di circa altri duemila laureati che, per la solita beffa delle date incoerenti, sono rimasti fuori dai concorsi di luglio. Una situazione non risolta dunque, che in ogni caso crea della penalizzazioni.
Proprio per questo i sindacati di categoria auspicano per il futuro una programmazione sul lungo periodo e non interventi “una tantum” che rischiano comunque di nuocere a qualcuno.

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