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6 giugno 2010

Come la finanziaria incide sul sistema universitario

La manovra economica serve in questo momento a risanare il debito pubblico in Italia, da sempre sotto osservazione perché tra i più alti del mondo ed è stata richiesta per rassicurare i mercati internazionali sulla solidità della situazione finanziaria del nostro Paese.

Anche il Presidente Giorgio Napolitano, che ha firmato la manovra, afferma che è strettamente necessaria. Egli ha arrecato nel testo definitivo del decreto legge sulla manovra finanziaria – approvato dal consiglio dei ministri il 25 maggio ed inviato al Quirinale il 29 maggio scorso- la dicitura: “misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”.

Le misure hanno riguardato la magistratura, i partiti, l’evasione fiscale,il condono edilizio. La diminuzione agli stipendi dei Manager della Pubblica Amministrazione, le pensioni di invalidità, la sanità, l’organico degli insegnanti di sostegno e il pubblico impiego.

Certo, potrebbe risultare vantaggioso per la società, per il cittadino della classe media e della classe bassa, rimettere in equilibrio i conti della sanità e delle pensioni perché ciò allontana probabilmente l’esigenza di fastidiosi tagli in futuro.
Tuttavia,secondo molti, in accordo con il pensiero di Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, Giulio Tremonti ha compiuto un errore di metodo, di procedura nella gestione di tutta la vicenda; ha creato confusione e non è stato corretto far giungere la manovra finanziaria in fretta, quasi di nascosto.

Un tema in particolare è di rilevante interesse e ha fatto gran discutere: il blocco degli aumenti degli stipendi ai dipendenti pubblici a cominciare da quest’anno per 4 anni.

Volendo però guardare alle conseguenze ancor più dirette sul sistema universitario, va detto, innnanzitutto, che era ampiamente prevedibile il fatto che all’orizzonte si profilasse una riduzione dei finanziamenti statali per gli atenei .

Poco tempo fa il rettore dell’Università di Catania Antonino Recca tenne un incontro pubblico sul tema, “I tagli della Finanziaria e le conseguenze sulle Università siciliane”; in questa sede si preavvertì della drastica riduzione che avrebbe subito il fondo di finanziamento ordinario delle università pubbliche, per ciò che riguarda il funzionamento delle strutture , i servizi per gli studenti, i giovani ricercatori, l’edilizia e il diritto allo studio. Il rischio emerso è che ciò comporti un peggioramento qualitativo per le università italiane.

Al contrario di quanto afferma il ministro dell’Economia Giulio Tremonti,convinto che dal provvedimento dello scudo fiscale deriverebbe un vantaggio economico a favore di istruzione e università. Ha ,infatti ,dichiarato: “ci saranno meno capitali disonesti e un uso più onesto di quei capitali in Italia”.

In conclusione, tenendo presente che non bisogna avere a mente solo la questione delle risorse finanziarie, quando si parla di università sicuramente la consistenza degli ultimi “tagli” fa presumere la portata enorme dei sacrifici e delle azioni di razionalizzazione della spesa che attendono gli atenei.

Roberta Nardi

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