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22 luglio 2010

Il dottorato: quando un sogno si avvera!

Il dottorato: qualcuno non lo prende nemmeno in considerazione, qualcun altro ci pensa ma lo vede come una fantasia improbabile, per altri è lo scopo di tanti anni di studio e duro lavoro.

Iole Cozzone, brillante ex studentessa dell’Università di Napoli l’Orientale, si è perdutamente innamorata dell’Inghilterra fin dalla prima volta che l’ha visitata, quando aveva solo sedici anni. Ha accarezzato a lungo l’idea di continuare lì gli studi, bloccata dalle incertezze che derivavano dalla sua giovane età e dalla matura consapevolezza del peso economico che avrebbe rappresentato per la famiglia.
Durante l’ultimo anno di università, spinta dagli incoraggiamenti degli amici e dal desiderio di realizzare il suo sogno, Iole ha fatto richiesta per la borsa di studio offerta dal Dipartimento di Anglistica a Exeter, e l’ha vinta. Ora svolge il suo lavoro di ricerca e contemporaneamente insegna italiano agli studenti inglesi.

Partiamo dall’inizio: una volta saputo della borsa di studio, come hai contattato l’Università, e cosa ti hanno risposto?
Iole: Ho fatto direttamente quanto veniva richiesto, ossia redigere un progetto di ricerca, spedirlo, compilare l’application form e chiedere a due professori della mia Facoltà di scrivermi una lettera di presentazione. All’inizio avevo solo contatti con la segreteria, poi, dopo aver mandato l’application, il progetto e il resto dei documenti, fui contattata via mail per sostenere il primo colloquio… Quando l’ho letta ho pensato che si fossero sbagliati!

La tua reazione quando hai saputo di avercela fatta?
Iole: Eh… bella domanda… diciamo che nel secondo colloquio (telefonico) mi avevano fatto intendere qualcosina, però… leggere la mail che iniziava con “we are pleased to inform you…” è stato forte, bellissimo, inusuale, inaspettato, magico. E’ il sogno di una vita che si realizza, è il futuro che ti spalanca le porte dopo anni di studio matto e disperatissimo e di difficoltà familiari. E’ un segno dal cielo che ti dice “continua a lottare, che ce la fai…” Ecco, più o meno mi sono sentita così: FELICE!

Come sono stati i preparativi per la partenza? E l’arrivo a Exeter?
Iole: Per fortuna ho avuto un anno di tempo per prepararmi psicologicamente alla cosa, quindi non è stato un trauma, poi avendo fatto l’Erasmus sapevo a cosa andavo incontro. Tuttavia ricordo la consapevolezza che stava per iniziare un’avventura, lunga e bella, anche molto complessa, ma MIA.
L’arrivo a Exeter, invece, segno del destino: una canzone dei Beatles (mio gruppo del cuore) che si sentiva da un pub vicino alla stazione. E poi dopo qualche giorno l’arrivo all’università… Avete presente la scena di Mona Lisa Smile, l’espressione di Julia Roberts quando si guarda intorno tra quei palazzoni di mattoni rossi? Ecco, così!

Ora che sei lì di cosa ti occupi?
Iole: Ora che sono lì svolgo la mia ricerca e lavoro per il Dipartimento di Italiano, il che significa insegnare italiano ai triennalisti, correggere e fare gli esami, pubblicare paper. Ogni sei mesi sono sottoposta al vaglio di una commissione (GPC) che deve giudicare se la mia ricerca sta procedendo bene, per confermare la borsa di studio, e ogni paio di settimane incontro i miei supervisori per qualsiasi tipo di consiglio/direttiva sulla tesi di dottorato.

Nostalgia di casa?
Iole: A volte tantissima! Non è semplice, ma quando dentro hai una passione così forte, stringi i denti e vai avanti, cercando di fare meno male possibile alle persone che ami. Lì la vita va avanti veloce, il lavoro è tantissimo e ho dei colleghi simpatici, con cui esco e chiacchiero. Ci divertiamo e facciamo gite assieme, però certi momenti non ti passano mai… vorresti un abbraccio, vedere gli occhi di tua mamma o sentir ridere dal vivo tua sorella. Vorresti scendere in strada e “rischiare” di incontrare il tuo migliore amico, per poi andarti a prendere un (vero) caffè al bar… vorresti il tuo paese e la tua gente e non ce l’hai… ma hai un sogno tra le dita e non puoi fartelo sfuggire.

Le differenza con L’Italia dal punto di vista universitario?
Iole: Eh questa è complessa. Lì c’è rigore, ordine, meritocrazia. Anche lì la ricerca sta subendo parecchi tagli, ma le opportunità ci sono se si lavora sodo. Si fanno le cose fatte per bene, non si sgobba, si seguono i tempi giusti (ai quali non puoi venir meno) e si cerca di essere onesti nei confronti del proprio lavoro e dell’istituzione a cui si fa capo. L’università di Exeter è una delle “red brick”, una delle università storiche e con una tradizione, quindi a volte si respira un’aria esigente e dura, ma anche a quello fai l’abitudine. Nel tuo ufficio, tra i tuoi libri, sei tu e la tua ricerca, nessun altro si intromette, nessun altro copia o mette becco. È il tuo lavoro, duro, serio e preciso.

Marilena Grattacaso

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