• Google+
  • Commenta
4 agosto 2010

Università: qualche buon proposito per il futuro?

Le proposte per la riforma scuotono il mondo universitario. Hanno toccato in prima persona docenti, assistenti e studenti. L’eco si è sentita dai vertici fino al piano più basso della piramide.

Francesco Giavazzi ha firmato un articolo sul Corriere della Sera in cui parla della nascita dell’Anvur, Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca come una delle cose positive accadute in questo periodo nel mondo universitario. L’Anvur nasce per valutare e vigilare sulla qualità degli Atenei. Per i più meritevoli sono previsti dei premi, per gli atenei peggiori l’unico modo per riprendersi sarebbe riorganizzarsi. Nel consiglio direttivo ci saranno nomi di grandi esperti che, speriamo, sapranno valutare al meglio la qualità della tanto discussa Università Italiana.

Un problema al centro dei discorsi di molti in questo periodo è l’età in cui il professore universitario deve abbandonare la cattedra e andare in pensione. Oggi l’età della pensione è 70 anni. La riforma vorrebbe abbassare la soglia a 65 anni. L’età, la pensione e il potere nell’Università italiana hanno una stretta relazione. Molti rimangono in carica non semplicemente per la passione di insegnare ma per aspirare a ruoli di potere.

Ancora una volta dalle pagine del Corriere Angelo Panebianco fa sentire la sua voce. La soluzione sta nel trovare la strada migliore tra la necessità di inserire i giovani e quella di sfruttare l’esperienza e la capacità dei più anziani. Nell’Università dovrebbero rimanere soltanto i più validi, indipendentemente dall’età. Coloro che fanno avanzare la ricerca, che restano ad insegnare per amore di farlo e non per aspirare a cariche importanti. Utopia? Forse no. Valutare l’operato di un insegnante si può. Dopo i 65 anni i professori universitari non potranno più partecipare a commissioni di concorso e cariche direttive. Resterebbero inevitabilmente coloro che sono interessati ad insegnare.

Il destino dell’Università italiana è in discussione. Una riforma per il bene del sapere e della ricerca si può fare. Quello che serve è anche la volontà. Se c’è? Staremo a vedere.

Rosy D’Elia

Google+
© Riproduzione Riservata