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22 settembre 2010

Comincia il nuovo anno scolastico: medie e superiori nel caos, università in fermento

Il Ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini l’ha definito “un avvio dell’anno scolastico storico,” e aveva ragione. Da tempo la scuola italiana non registrava un avvio così caotico e disordinato.La riforma delle scuole superiori non sembra aver prodotto risultati eccellenti: aule zeppe di studenti – fino a 33, – cattedre vuote, professori di sostegno mancanti perché c’è un ritardo sulla tabella di marcia delle loro nomine e insegnanti assenti semplicemente perché a causa della riforma sono stati più che decimati.

Come si fa a non provare amarezza di fronte a un tale spettacolo? Come si fa a non urlare “È tutto sbagliato!”? Perché nessun docente, nemmeno il più grande tra gli eccezionali, riuscirebbe a tener testa a una classe di trenta adolescenti in piena crisi ormonale; nessuno sarebbe in grado di guadagnare l’attenzione di tutti gli studenti, distratti dall’immancabile gruppetto di “spiritosi” chiacchieroni e svogliati, pronti a trascinare nel limbo dei menefreghisti anche quei pochi che invece ascolterebbero volentieri la lezione. Come potrebbe farcela un semplice professore, diviso tra più classi, supplenze e compiti da correggere?

Come si fa a non pensare che si tratti di una tattica volta a trascinare nel fango la scuola pubblica? Quando studiare in una scuola pubblica diverrà impossibile – e ci siamo vicini – perché un insegnate non riuscirà a dare la formazione necessaria ad ogni studente, le famiglie più privilegiate faranno studiare i propri figli negli istituti privati. I figli degli operai, invece, saranno costretti a frequentare la scuola pubblica, e non potranno ambire a posizioni di spicco. Questo non è giusto.

Nelle Università le cose non vanno meglio. E dati i tagli e le restrizioni che ci sono state anche qui, non è difficile capire che l’Università statale si trova nella stessa situazione della scuola pubblica.

La più difficile è la situazione dei ricercatori, ai quali è stato praticamente impedito di continuare – figuriamoci finire – il percorso iniziato. Qualcosa però si muove. Dalla grande assemblea del 29 aprile alla facoltà di Chimica della Sapienza di Roma esce un documento che si oppone alla riforma Gelmini, i cui punti salienti si possono riassumere in: istituzione di un ruolo unico della docenza che garantisca indipendenza e autonomia di didattica e ricerca; contratto unico pre-ruolo contro il precariato; finanziamenti adeguati a favore di didattica e ricerca; governance degli atenei più democratica; assicurare il diritto allo studio a carico dello Stato. Ricercatori, studenti, docenti, tutti uniti in nome di un’università libera, pubblica e aperta, come ha dimostrato l’assemblea dal titolo “L’Università fa la differenza” presso la facoltà di Chimica della Sapienza.

Il movimento di protesta non ha fatto che rafforzarsi negli ultimi mesi, forte della coalizione formata da tutti i protagonisti della vicenda, ricercatori in primis. Non siamo un gruppo di marionette che si muove seguendo i fili del marionettista, ma persone con necessità, desideri e diritti.

Marilena Grattacaso

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