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14 settembre 2010

Lo sciopero della fame: in particolare quello della precaria Giuliana Lilli

Pochi giorni prima della ripresa delle lezioni,in attesa delle assegnazioni delle ultime cattedre pe gli incarichi annuali,i docenti rimasti senza incarico hanno minacciato iniziative e mobilitazioni.

Tra queste,a Roma,spicca certamente la vicenda, di Giuliana Lilli, un’insegnante precaria romana in sciopero della fame davanti piazza Montecitorio;questa sua protesta è accomunata per modalità a molte altre tenutesi da Nord a Sud del paese nella scorsa settimana.

Per esempio Caterina Altamore,37 anni,spiega il perchè del suo atto di protesta:”«Ho studiato, credo nel mio lavoro e nella scuola pubblica, quattordici anni fa, quando ho ricevuto il mio primo incarico, in una scuola elementare del Capo, quartiere difficile di Palermo, mi sono detta “finalmente faccio la maestra” e poi “vedrai, fatica qualche anno ti assumeranno”, ecco, adesso, 14 anni dopo, lo Stato non mi può dire “non mi servi più”».

Lo scorso anno lei ha fatto le valigie e se ne è andata a prendere supplenza a Brescia, lasciando a Palermo, il marito e i tre figli. E farà così anche quest’anno.E’ una donna che non si arrende anche se il lavoro non c’è ed è tra coloro che chiedono di incontrare la Gelmini in un confronto pubblico sulla riforma e sulla scuola.

Un caso da trattare è poi quello della maestra precaria Maria Carmela Salvo, 55 anni, ricoverata d’urgenza per un malore avuto al quarto giorno di digiuno di protesta per la mancata assegnazione di una cattedra, nella piazza di Maniago (Pordenone).

E’ una vicenda che stava per avere un esito tutt’altro che positivo.Per evitare spiacevoli conseguenze perciò,la donna non puo’ assolutamente riprendere il digiuno.Tuttavia afferma di essere intenzionata a non finire la sua battaglia e a trovare altri mezzi di protesta.

Anche l’insegnante precaria di lingue di Roma è convinta dell’urgenza di questa forma di lotta estrema per contrastare il pericolo dello smantellamento della scuola pubblica e statale; il suo obiettivo è fare in modo che tutti i lavoratori della scuola,gli studenti,le famiglie e l’intera società,prendano piena coscienza della gravità della situazione e reagiscano sostenendo, anche con la loro presenza in piazza, questa protesta.

Sottolinea,infatti,che la questione non interessa soltanto i precari in mobilitazione,ma è una battaglia comune a tutti in quanto i tagli all’istruzione minano le fondamenta di qualsiasi società civile impedendone lo sviluppo in senso etico, culturale ed anche economico.

Al centro delle polemiche si trova Mariastella Gelmini, per il fatto che non ha ricevuto i precari in agitazione.Il ministro dell’Istruzione ha annunciato che presto saranno convocati i sindacati, ma bisogna attendere che il quadro delle nomine sia sufficientemente completo.

In questo modo-spiega-sarà possibile “analizzare la situazione e verificare la funzionalità degli strumenti messi in campo per fronteggiarla”.

Durante l’incontro oltre al tema dei precari,si tratterà delle “troppe situazioni di insostenibilità didattica che i tagli di organico hanno determinato e determineranno ancora”,richiamate dai sindacati,come quello della Cisl.

I parlamentari del Pd,e anche Di Pietro,sostengono i precari e la loro “pergamena” la quale contiene l’impegno a battersi per due cose.La restituzione di 8 miliardi di tagli decisi con la legge 133. E l’assunzione dei precari già in graduatoria.

Dunque,il problema precari non è ancora chiuso.Manifestazione del disagio e della rabbia causata da questa difficile situazione,si riscontra nei docenti che per far sentire il loro grido di protesta,arrivano persino a digiunare per giorni.


Roberta Nardi

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