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1 settembre 2010

Tasse esorbitanti negli Atenei Italiani

Secondo la regolamentazione italiana, ogni istituto universitario non può imporre agli studenti universitari di versare tasse che abbiano valore superiore al 20% rispetto al totale dei finanziamenti ordinari che ogni ateneo riceve annualmente dallo Stato.

Ma siamo sicuri che tutti gli atenei italiani rispettino questo valore? La risposta è facilmente intuibile. La maggior parte delle università del nostro Paese supera (e non di poco) il tetto massimo imposto per legge: soltanto nel 2009, per fare un esempio, 25 atenei hanno “superato il limite”.

E si prospettano ulteriori aumenti a causa dei provvedimenti contenuti nel tanto discusso (e ormai approvato) ddl Gelmini: sono previsti, infatti, tagli che arriveranno a toccare anche il 17.2% rispetto al totale dei finanziamenti ordinari stanziati per ogni università. Conseguenza più plausibile: molti atenei, per far quadrare i conti, potrebbero aumentare le tasse di ogni studente.

Questo comportamento, però, non è per niente nuovo all’interno del sistema universitario italiano: è già accaduto in passato, infatti, che molti studenti sono stati costretti a pagare tasse eccessivamente elevate ed evidentemente ritoccate: fra 2001 e 2007, nonostante i finanziamenti statali per ogni ateneo fossero aumentati del 18%, la retta per ogni singolo studente è “lievitata” in media del 53%.

Tuttavia è utile notare che l’aumento delle tasse non è avvenuto in modo uniforme su tutto il territorio italiano: c’è un divario piuttosto marcato fra le università del Nord e quelle del Sud. Vediamo alcuni esempi.

Per quanto riguarda il Nord, la sottofinanziata Università di Urbino è arrivata a raddoppiare il limite imposto dalla legge; sensibili aumenti si riscontrano anche all’Università di Bergamo, allo IUAV di Venezia e al Politecnico di Milano (anch’esso sottofinanziato ma che riesce a sostenersi grazie alle risorse esterne per la ricerca, dove ogni anno accademico costa, in media, ben 1.660 € a studente).

Per quanto riguarda il Sud, invece, al Politecnico di Bari le tasse universitarie si fermano al 9.4% rispetto al fondo ordinario statale (circa 384 € a studente); seguono le Università di Sassari, Foggia, Cagliari, Messina e Lecce, che hanno visto un aumento delle tasse di poco superiore al 9.4%.

Il profondo distacco tra Nord e Sud potrebbe trovare una prima spiegazione nel fatto che molti rettori di università meridionali tendono a mantenere basse le tasse per cercare di arginare il più possibile il fenomeno dell’emigrazione degli studenti verso le università del Nord.

Ma particolare attenzione deve essere rivolta soprattutto al fatto che la regola del tetto massimo al 20% non funziona come dovrebbe: non ci sono controlli, non ci sono sanzioni, nessuno la rispetta, e pertanto molti ne hanno richiesto l’abolizione, in favore di modelli europei più efficienti: alzare le tasse ai più facoltosi e sostenere i più meritevoli..

Si prospetta un futuro piuttosto nero, insomma. E mettere mano ai portafogli sembra essere, purtroppo, l’unica soluzione per assicurarsi un altro anno accademico.

Sebastiano Liguori

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