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30 novembre 2010

Dove sono i buoni esempi da seguire?

Non si riescono più a contare, le proteste universitarie che da mesi si accendono in tutta la penisola. Se ne parla sui blog, su facebook, sui giornali d’informazione online, sui quotidiani, ai telegiornali; non c’è città italiana che non abbia assistito ad un corteo, ad una manifestazione, ad un segno di protesta. Ma chi di dovere, non si degna di prendere in considerazione quel coro di voci contrariate.Se le strade non bastano, si passa ai luoghi simbolo: il Colosseo, la Torre di Pisa, la Mole Antonelliana, piazza del Plebiscito e anche la Basilica di San Marco sono stati occupati dagli studenti, in lotta contro lo stesso nemico di sempre: la riforma Gelmini.

Soprattutto ora che la riforma è di nuovo in procinto di essere esaminata, dopo lo slittamento di ottobre. Anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini, che ad ottobre aveva dichiarato il proprio dubbio sulla validità della riforma, in questi giorni si è espresso positivamente ed ha affermato che Fli sicuramente la voterà.

Dal canto suo, il Ministro dell’Istruzione ha deciso di ricorrere ad uno dei mezzi di comunicazione più utilizzati dai ragazzi, il canale online youtube, per mandare un messaggio rassicurante agli studenti e invitarli a ragionare con le loro teste, invece che farsi trascinare dai “baroni e dai centri sociali.”

Immediato il botta e risposta dei diretti interessati: basta con la storia delle strumentalizzazioni. La riforma è stata letta, studiata, valutata dai ragazzi e dagli esponenti del Coordinamento universitario, e persino alcuni rettori hanno espresso il loro disappunto su alcuni punti del programma.

Si tratta di una riforma che non tiene in considerazione il peso del pensiero studentesco, che aumenta il potere dei rettori, diminuisce gli spazi di democrazia, attua dei tagli impressionanti alle università pubbliche – influendo sulla carriera universitaria dei ricercatori, sulla possibilità di avvalersi della borsa di studio e sulla stessa possibilità di potersi iscrivere all’università, poiché i costi diventeranno troppo esosi per le famiglie meno benestanti – e anzi, privilegia gli istituti privati.

Per i figli del Paese che ha lottato per ottenere il diritto allo studio, l’idea di una riforma che torna indietro invece che fare un passo avanti, non è incoraggiante.
D’altra parte, viviamo in un Paese che non riesce a dare ai giovani la possibilità di costruirsi un futuro. Un Paese in cui la personalità che ci rappresenta nel resto del mondo, di fronte al disagio giovanile così grave e manifesto, invita i ragazzi “a fare la corte alle ragazze, invece di spendersi in atti inutili come le proteste.”

Marilena Grattacaso

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