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28 dicembre 2010

La riforma Gelmini è legge. Saranno i nostri figli a giudicarne i risultati

I voti favorevoli sono stati 161, quelli sfavorevoli 98, gli astenuti 6. Con quello che il ministro Gelmini ha definito “Una bella giornata per il Paese,” si apre un nuovo capitolo per l’università italiana.Il Ministro dell’Istruzione si dichiara pronta ad attuare le dovute modifiche alla neonata legge e di impegnarsi con tutta se stessa per fare in modo che la riforma non rimanga “lettera morta” ma che venga attuata in modo completo e minuzioso. Quello che si aspetta, è un’Università rinata, libera dal peso di baronie, parentopoli e sprechi, e che agisca in nome della meritocrazia e della responsabilità.

Alcuni membri dell’opposizione non condividono lo stesso disegno roseo e paradisiaco. Ci sono state tensioni in aula, poco prima l’approvazione definitiva, tra diversi membri leghisti e la presidentessa del Pd, Anna Finocchiaro. Le critiche alla riforma non sono mancate nemmeno dopo il voto definitivo; Marco Meloni, infatti, responsabile Università e ricerca della segreteria Pd, la definisce “una delle scelte strategiche più disastrose della destra italiana”.

Lo sgomento di chi dovrà pagare di tasca propria i risultati che deriveranno dalla nuova legge non è poco. Al di là dei diverbi tra i ministri di destra e di sinistra, saranno i giovani universitari del prossimo futuro a giudicare la validità della riforma.

Non sono pochi gli studenti a credere che un vero giudizio basato sulla meritocrazia, sul valore e sulle qualità intellettive personali sia solo una chimera. I numeri invece parlano chiaro: i tagli verranno effettuati, e saranno sostanziosi. Ma non è con i tagli alla cultura che si possono compensare altri bilanci. Anzi, in tempi di crisi, come quello che il mondo intero sta vivendo in questo periodo, si investe in cultura, ricerca, formazione, istruzione.

Un buon ministro immagina un futuro fatto da persone che hanno studiato e goduto di ogni aiuto possibile, ottimi insegnanti, attrezzature, leggi uguali e valide per tutti. Questo è il futuro che ci aspettiamo, ora incrociamo le dita.

Marilena Grattacaso

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