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9 dicembre 2010

Ritorno all’Islam

Dopo aver scritto due articoli sull’inizio e la fine del mese di Ramadan, prosegue il viaggio nel mondo purtroppo poco conosciuto dell’Islam.
Questa volta ad essere intervistata è una ragazza italiana di nome Clelia che ha vissuto l’esperienza di “ritorno all’Islam”, molti dicono, erroneamente, esperienza di conversione; però è, appunto, errato parlare di conversione è più corretto parlare di ritorno.
Ho sottoposto alla nostra gentile amica alcune domande alle quali ha cosi risposto:

D: Come ti sei avvicinata all’Islam?

R: Bisogna prima di tutto dire che ho avuto un’educazione cattolica molto marcata, proveniente unicamente da mia madre, la quale è tutt’oggi un’appassionata praticante. Io sono stata battezzata, e ho aderito, forse bisognerebbe dire né consapevolmente, né volontariamente, a tutte le pratiche e i sacramenti della chiesa cattolica. E sono stata persino un membro di un’associazione cattolica da adolescente. La mia conoscenza di Dio è iniziata presto, dalla prima infanzia, con l’insegnamento di preghiere e di tutti i precetti cristiani, meglio dire cattolici. Crescendo ho poi letto e riletto la Bibbia, sia con l’ausilio di testi che la interpretavano, sia con l’aiuto di preti e insegnanti cattolici. Ma questo tipo di conoscenza non ha accresciuto la mia fede cattolica, bensì ha accresciuto, anche per conoscenze provenienti non più solo da fonti cristiane, ma storiche, il dubbio verso una religione in cui notavo numerose incongruenze tra ciò che è scritto nel suo testo sacro e ciò che invece rendeva nei fatti. Secondo gli insegnamenti di Gesù, la chiesa di Dio doveva necessariamente essere povera, e non ricevere compensi da ciò che svolgeva in nome di Dio, per non parlare che doveva assolutamente tenersi lontana dalla politica, la quale insieme al denaro è considerata da Dio fonte di perdizione. In più non dovevano esserci gerarchie di potere al suo interno, poiché gli uomini davanti a Dio devono essere uguali, e la chiesa per prima doveva portarne l’esempio. Questi sono solo alcuni dei fatti che mi hanno posto in una posizione di critica nei confronti della religione cattolica, come di quella cristiana in generale. È da questa posizione che parte il mio avvicinarmi all’Islam, se non avessi iniziato a portare lo sguardo oltre ciò che mi veniva inculcato, non avrei mai potuto avvicinarmi a nient’altro.

D: Cosa ti ha convinto a ritornare all’Islam?

R: Ovviamente quello che ho detto prima non ha nessun valore nel momento in cui si dice, e sono la prima a dirlo, che non bisogna considerare l’operato degli uomini, che sono soggetti ad errori, ma le religioni indipendentemente da essi. Altrimenti è come se dicessi che essendo Provenzano un cattolico e un mafioso, allora la chiesa è mafiosa, oppure che essendo Bin Laden un musulmano e un terrorista, allora l’islam è terrorismo. Ma poiché essere cattolici significa credere nella chiesa cattolica, il credo recita “credo la chiesa, una, santa, cattolica e apostolica” avrei dovuto per rimanere cattolica credere in essa. E questo mi è impossibile, dato il suo operato e la sua strutturazione. Soprattutto avrei dovuto credere ai suoi dogmi. Uno di questi è la Trinità, che considera Dio e Gesù uguali, “e credo in Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: dio da Dio, luce da Luce, dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Ora mettendo da parte ciò che i vari dicono ed interpretano, e riprendendo solo le parole di Gesù il tutto si chiarisce grazie a lui stesso: “Io ascendo al Padre mio e Padre vostro e all’Iddio mio e Iddio vostro” (Giovanni 20:17). Non c’è bisogno di spiegare queste parole, poiché è lo stesso Gesù che parla di un Dio che è non solo nostro Dio, ma anche suo Dio. Ancora in Matteo, 16:15-17, Pietro disse: “Tu sei il Cristo, il Figlio dell’Iddio vivente”. Gesù corresse forse Pietro? No, Gesù invece disse: “Felice te, Simone figlio di Giona, perché non te lo hanno rivelato la carne e il sangue, ma il Padre mio che è nei cieli”. Gesù dice ripetutamente di essere stato istruito e mandato dal Padre e di operare per Lui (Giovanni 3:17; 5:36; 6:38; 12:49, 50; 17:4, 6, 18, 25). E soprattutto dichiara la sua sottomissione al Padre: “In verità, in verità vi dico, il Figlio da sé non può fare nulla se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa”. (Giovanni 5:18, 19, CEI). È ciò, e non solo, che mi ha convinto di cercare dove il mio credo potesse trovare riscontro, non mi sono convinta di ritornare all’Islam, ma semplicemente mi sono accorta che quello in cui io credevo era ciò che è riportato nel Sacro Corano. Il mio non è stato un convincimento, ma un ritorno naturale.

D: Cosa provi e cosa hai provato a fare questo passo?

R: Cosa ho provato? Inizialmente tanta gioia, semplicemente ero felice, e lo sono ancora, soprattutto nel momento della preghiera, è qui che si dimostra a Dio l’amore che nutriamo per Lui, è una gioia che non si può spiegare. Ma poi cosa provo? Tanta paura, la paura di sbagliare, di poter sbagliare verso Dio, di dovermi correggere ripetutamente, paura che proviene dalla consapevolezza che non devo essere solo un fedele, ma un esempio per chi mi sta intorno adesso, e per chi un giorno, se Dio vuole, mi starà intorno.

D: Hai avuto problemi vari, tipo discriminazione o cambi di atteggiamento nei tuoi confronti, da quando sei ritornata all’Islam?

R: Sì. Purtroppo non è facile nemmeno qui in Italia, quando si va contro la cultura, o la religione, della propria famiglia, o della propria comunità, è sempre difficile. Gli amici iniziano a guardarti come un folle, e i loro comportamenti diventano molto controllati, non più spontanei, e questo si nota. Di discriminazioni vere e proprie non ne ho subite, ma quando indossi il velo noti sguardi verso di te che forse sono peggio. Sembra che posso fare appello alla democrazia, solo se penso in un certo modo, e sembra che io non possa nemmeno più parlare di laicità dello Stato. A me pareva che laicità significava che lo Stato e la chiesa, o le varie altre religioni, debbano essere istituzioni indipendenti l’una dall’altra. E non che per credere in uno stato laico, bisogna essere atei, altrimenti che senso avrebbe il legiferare nella Costituzione la libertà di professare ognuno il proprio credo?

D: Cosa vorresti dire a coloro che considerano l’Islam in maniera negativa?

R: Ti viene addirittura chiesto “come è possibile che tu sia musulmana quando quelli sono maschilisti e terroristi?”. E già, io dovrei essere maltrattata, schiavizzata, umiliata, stuprata, circuita, insultata, rinchiusa … A me viene solo da sorridere, capisco che ciò deriva dal non sapere, dall’ignoranza. Mi accorgo che non sanno che Dio ha detto che “Le donne sono uguali agli uomini” e che “I migliori tra voi (uomini) sono quelli che trattano bene le donne”, ma oltremodo non sanno che l’Islam non solo rispetta le altre religioni, ma afferma che non bisogna muovere guerra contro cristiani ed ebrei. Chi fa altrimenti è lo stesso ovunque, è un uomo incriminabile, un uomo che con l’Islam non ha nulla da spartire. Questi uomini non sono i credenti di Dio, Che delle tradizioni, delle culture e dell’ignoranza degli uomini non è colpevole. A chi mi chiede come posso essere musulmana domando se hanno letto il Corano, rispondono sempre di no, allora gli dico: “rifammi la domanda, dopo che l’hai letto”.

D: Ti senti di dire qualcosa a quelle persone che si stanno avvicinando all’Islam ma che hanno paura dei giudizi altrui?

R: Non so, di fregarsene? Davvero, tanto è inutile, se si stanno avvicinando all’Islam, vuol dire che credono in ciò che l’Islam professa, e di conseguenza non assecondare le proprie inclinazioni, le proprie consapevolezze, la propria fede, è andare contro la propria natura, è il costringersi all’infelicità. Quindi non è meglio essere felici essendo ciò che si è, con meno falsità intorno, che essere infelici circondati da chi non ci ama davvero? Il problema non è mai chi crede in modo diverso, qualsiasi sia questo modo, il problema è chi non ci lascia liberi. Il vero problema è di dover lottare contro chi della libertà si fa portavoce, senza specificare che parla della sua libertà e di quelli che pensano come lui.

D: Molti hanno paura della reazione dei familiari, i tuoi come hanno reagito?

R: Abbastanza bene. Mio padre e i miei fratelli, quasi tutti, non hanno avuto niente da ridire, o meglio qualcosa l’hanno detto, ma poi la scelta resta mia. Il vero problema è stata mia madre, lei è la praticante di cui parlavo all’inizio. Con lei è un continuo confrontarsi. Ma va bene così, in fondo qualsiasi cambiamento porta al confronto con gli altri.

Ringrazio ancora per la disponibilità la nostra amica Clelia.

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