• Google+
  • Commenta
19 gennaio 2011

L’autostima

L’autostima può essere considerata come la risposta alla domanda: “Cosa penso di me?”. Detto in altre parole l’autostima è strettamente legata all’idea del “valore” che ciascuno pensa di avere. Avere una buona autostima permette di sentirsi “adeguati” ed in grado di vivere in equilibrio con se stessi e con l’ambiente nel quale si è inseriti.

Alcune persone godono di un’ ottima autostima, mentre altre hanno bassi livelli di autostima e conseguentemente vivono una situazione di insoddisfazione ed inadeguatezza.

Dunque come si forma l’autostima e cosa è possibile fare per aumentarla?

Per rispondere a queste domande è indispensabile considerare che l’autostima si forma come risultante di una serie di variabili cognitive, affettive e sociali. Infatti ciascun individuo possiede un determinato bagaglio di conoscenze che gli consentono di leggere ed interpretare le situazioni che si trova a vivere. E’ vero poi che concorre alla formazione dell’autostima del soggetto il mondo affettivo all’interno del quale si trova. L’affetto ricevuto, le attenzioni ricevute, il “calore” che si sperimenta concorrono ad influenzare la sensibilità di ciascuno nel provare sentimenti. Infine gioca un ruolo determinante il contesto sociale all’interno del quale si è inseriti; infatti l’appartenenza a gruppi, la possibilità di avere una qualche influenza su questi, così come il ricevere o meno approvazione dai componenti dei vari gruppi, concorrono a sviluppare in ciascuno un determinato senso di autostima.

Bisogna inoltre considerare che l’autostima è una percezione soggettiva che muta nel tempo, come conseguenza dei cambiamenti che si vivono. L’autostima è dunque legata al modo in cui ciascuno vive se stesso e con se stesso e al modo in cui ciascuno vive le relazioni con gli altri. Dunque ciascuno di noi si crea una determinata idea su se stesso in base a sensazioni che vive dentro di se e in base a feedback che riceve dall’ambiente circostante.

E’ interessante considerare che alcune persone mantengono alti livelli di autostima pur in presenza di ripetuti fallimenti, mentre altre sviluppano bassi livelli di autostima pur di fronte a risultati soddisfacenti. Ciò sottolinea ulteriormente che il fattore “autostima” sia soggettivo e non oggettivo. Inoltre fa riflettere sul fatto che dipenda molto dalle “letture” e dalle “interpretazioni” che si danno agli accadimenti che ci circondano. Un conto è fermarsi a dirsi: “Ho fallito questa performance”, altra cosa è dire: “Ho compreso dove e perché ho sbagliato, ho imparato dall’errore ed ora sono in grado di modificare il comportamento per produrre il risultato.

Di certo l’ambiente nel quale si è cresciuti, gli apprezzamenti che si sono o non si sono ricevuti, i giudizi e i feedback che genitori, maestri, professori, amici ci hanno dato concorrono enormemente a determinare il livello di autostima di cui ciascuno di noi gode.
E’ però interessante considerare che ciascuno di noi non è solamente tutto ciò che è stato e che ha ricevuto, bensì tutto ciò che può ancora essere e ricevere. Nello stabilire il proprio livello di autostima un ruolo determinante è giocato dall’atteggiamento di ciascuno. Infatti pur di fronte a risultati deludenti e a performance scadenti è fondamentale saper prendere in considerazione una lettura più ampia delle circostanze che permetta al singolo di dare il giusto peso all’evento e che gli consenta se non altro di capire dove e perché ha fallito, in modo tale da poter modificare le azioni, così da ottenere risultati diversi.

Spesso poi la nostra autostima bassa dipende dai parametri che si prendono in considerazione. Se si prendono degli standard che non ci appartengono, se decidiamo di misurarci con scale valoriali e comportamentali di altri, è probabile che possiamo risultare “inadeguati”. Il segreto risiede nel considerare che ciascuno di noi è unico ed irripetibile. Ciascuno di noi ha delle caratteristiche uniche che lo rendono “valido”. Spesso la società, i media, la pubblicità faranno di tutto per omologarci e persuaderci che se non siamo “così” o “così” non valiamo, non siamo “accettabili”.. Al contrario dobbiamo essere noi a stabilire quali sono le cose importanti per noi, quale il metro di valutazione del nostro valore. Se operiamo un cambiamento del genere è possibile che ciascuno riscopra la sua essenza, il suo valore, e, di conseguenza, migliori la stima che ha di sé.

Può risultare utile considerare infine l’autostima come rapporto tra sé percepito e sé ideale; il primo è la considerazione che ciascuno elabora su di sé in base alle caratteristiche che dal suo punto di vista sono presenti o assenti all’interno della sua vita, il sé ideale è invece l’idea di come vorrebbe essere e del modello di vita che sta prendendo in considerazione. L’individuo percepisce bassa autostima nel momento in cui il suo sé percepito non riesce a raggiungere il livello del suo sé ideale. Si può arrivare a dire che il senso di autostima derivi dal rapporto tra successo e aspettative, infatti senza dubbio la maggior parte dei fattori che va a condizionare la creazione del personale livello di autostima discende dai risultati/esiti delle prove che siamo chiamati ad affrontare quotidianamente.

Quanto al sé ideale che ciascuno crea è indispensabile valutare quanto sia “realizzabile” ed in linea con i propri valori ed il proprio potenziale. Sfidarsi verso standard elevati è positivo e motivante, ma porre l’asticella troppo in alto può risultare frustrante ed inadeguato. Di certo se la nostra ambizione è di realizzare un sé ideale troppo grande è probabile che si vada incontro a insoddisfazione che mina conseguentemente la propria autostima.

Infine qualche consiglio pratico per aumentare la propria autostima: scegli cosa vuoi fare perché ti piace e non perché qualcun altro crede che tu debba farlo. Scegli tu i parametri di giudizio della tua persona: peso, alimentazione, letture, studi, abbigliamento. Fermati un attimo e recupera tutte le tue vittorie e tutti i tuoi risultati positivi del passato (che spesso tendiamo a dimenticare). Scegli tu a chi paragonarti. Scegli tu i tuoi obiettivi. Considera tutte le cose in cui sei bravo, anche quelle (e spesso soprattutto quelle!) che socialmente possono essere poco “in vista” e rilevanti (hobby, passioni, interessi, sensibilità, capacità di apprezzare le cose, amore per determinati ambiti e cose). Rileggi i tuoi “fallimenti” dandogli nuove letture: in che modo ti hanno permesso di crescere, cosa ti hanno insegnato, come ti hanno reso più forte. Rifletti che spesso ciò che gli altri ti hanno detto o ti dicono (genitori, parenti, amici, conoscenti) non nasce da analisi obiettive dei fatti ma da ignoranza, invidia, cattiveria e paura. Ripetiti, come un mantra: “io merito di volermi bene e di stimarmi ed ho una vita davanti per poterlo fare.

Stefano Tassone

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy