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21 gennaio 2011

Noi Italia: un Paese arido

Dopo anni di polemiche e dibattiti sui bamboccioni d’Italia, disoccupati per parassitismo o per mancanza di risorse, ecco quanto emerge dal rapporto dell’Istat ‘Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo’.

In riferimento a dati del 2009 si è appreso che il tasso di inattività scolastico-lavorativa raggiunge il 21,2% tra i 15-29enni, il che fa della nostra penisola una delle percentuali più elevate in Europa.

E’ emerso inoltre che il tasso di disoccupazione femminile (48,9%) è secondo solo a Malta all’interno dell’intera l’UE.

1 giovane su 5 non si dedica nè ad un percorso di studi, nè ad una carriera lavorativa, meno di 1 donna su 2 nè cerca, nè ha un lavoro.

Il 45% dei disoccupati è in cerca di lavoro da oltre un anno, registrando una tra le quote di disoccupazione di lunga durata (44,4%) più alte nell’Unione europea.

“La quota di unità di lavoro irregolari è pari all’11,9%. Nel Mezzogiorno può essere considerato irregolare quasi un lavoratore su cinque; nell’agricoltura circa uno su quattro”. La regione con la quota più elevata è la Calabria (26,6%), contro la più bassa dell’ Emilia Romagna (8,5%).

“Circa il 46% della popolazione in età compresa tra i 25 e i 64 anni ha conseguito come titolo di studio più elevato soltanto la licenza di scuola media inferiore, valore che – nel contesto europeo – colloca il nostro Paese distante dalla media Ue 27 (27,9% nel 2009)”.

Emerge inoltre dal rapporto che “i cittadini stranieri iscritti nelle anagrafi dei comuni italiani all’inizio del 2010 sono oltre 4,2 milioni, il 7% del totale dei residenti. Rispetto al 2001 sono più che triplicati, mentre sono aumentati dell’8,8% tra il 2009 e il 2010, un ritmo di crescita meno sostenuto rispetto agli anni passati”

Si può però attribuire questo rallentamento a svariate cause quali la crisi economica, l’attenuarsi dell’effetto congiunto dell’ingresso della Romania e della Bulgaria nell’Unione europea e l’entrata in vigore della nuova normativa sul soggiorno dei cittadini comunitari nei paesi dell’Unione.

Tutte percentuali e dati che piegano in due l’Italia e che la rendono debole. Un Paese logorato dalle sue falle interne attribuibili alla mancanza d’organizzazione da parte dei giovani (molto spesso abbandonati a se stessi, privati di qualsiasi sostegno), alla mancanza d’investimento su di essi da parte dello Stato, all’esasperante corsa al contratto a progetto, che svenerà i suoi figli per poi restituirli alla strada dopo avergli succhiato tutte le energie in cambio di una misera paga, o ancora, falle attribuibili alla “meritocrazia” di facciata, criterio imperante nella nostra Penisola per l’assunzione in un qualsivoglia settore.

Serena Calabrese

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