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3 gennaio 2011

Plutone: Scoperti i Mattoni della Vita

Secondo la mitologia, Plutone regnava sull’Ade insieme alla dea Proserpina in seguito alla titanomachia.

Per la scienza ufficiale, Plutone è l’ultimo pianeta del Sistema Solare. Il più piccolo, ma non per questo di minore importanza.

Il cosmologo W. Tombaugh riuscì a scoprirlo nel 1930, dopo anni di estenuanti ricerche. L’iperbolica lontananza dal Sole, circa 52 volte più della Terra, ha impedito finora l’esplorazione diretta del suo suolo.

Nel 2006, la comunità scientifica lo ha svestito del prestigioso grado di pianeta, ma l’interesse per la sua storia, presente e futura, appare tutt’altro che sbiadito.

In fondo, duemila anni di civiltà dovrebbero ricordare all’uomo che le proibizioni non fanno altro che aumentare l’interesse per ciò che ne è oggetto.

Tuttavia, grazie al Telescopio Spaziale Hubble disponiamo di molte immagini ed informazioni. Ha una superficie composta per l’80% di roccia e per il resto di acqua e metano ghiacciati.

Di recente, un gruppo di ricercatori della Nebraska Wesleyan University e del Southwest Research Institute di Boulder, ha reso noti i risultati delle analisi condotte sulla base delle ultime informazioni captate dal Telescopio Hubble.

Si tratta di una scoperta piuttosto interessante che secondo alcuni esperti potrebbe stimolare la Nasa ad intraprendere nuove ed affascinanti missioni sul suolo di Plutone.

Secondo i ricercatori americani, sulla superficie del mini-pianeta vi sarebbero alcune molecole complesse di carbonio e azoto.

Gli organismi viventi studiati con i microscopi di tutto il mondo appaiono essenzialmente edulcorati da queste due molecole, definite non a caso i mattoni della vita.

Gli scienziati sono riusciti ad espletare l’eccitante scoperta grazie ad uno spettrografo installato a bordo del telescopio spaziale Hubble. Lo spettrografo, denominato Cosmic Origins Spectograph, ha fatto sì che si potessero scandagliare le modalità di assorbimento dei raggi ultravioletti da parte della superficie del pianeta.

Sulla base di tali indagini, i ricercatori hanno constatato che i raggi solari, colpendo Plutone, trasformano il metano e il monossido di carbonio ghiacciati in composti organici complessi.

Inoltre, le indagini rivelano che sulla superficie del piccolo pianeta sono in corso delle vere e proprie reazioni che ne stanno modificando la struttura.

Stando alle analisi fin qui condotte, Alan Stern, ricercatore della Nebraska University, ha espresso caute speranze per il futuro: “ E’ una scoperta particolarmente interessante, perché tali molecole potrebbero anche essere le responsabili delle mutazioni di colore della superficie di Plutone, che tende sempre di più al rosso”.

Antonio Migliorino

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