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27 gennaio 2011

Università anno zero

La Cgil quantifica i tagli effettuati dal 2008 al sistema universitario. Ogni anno lo Stato sottrae circa 200 milioni all’Università. E le previsioni per il triennio 2010-2013 non inducono all’ottimismo E’ passato poco più di un mese da quando, per l’ennesima volta negli ultimi due anni, gli studenti sono scesi in piazza per protestare contro l’approvazione del decreto Gelmini dando vita a una manifestazione che ha assunto i contorni della rivolta civile.

Dopo qualche giorno di massima attenzione dei media e dell’opinione pubblica sugli eventi accaduti a Roma il 14 Dicembre, che ha spinto molti a riflettere e a chiedersi se dietro le proteste studentesche non si celasse in realtà un profondo disagio generazionale, il dibattito sulla Riforma universitaria ha lasciato il posto alle scottanti questioni riguardanti il “Ruby-gate” e a quelle, più prettamente politiche, sul federalismo e sulla fiducia al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi. Nel frattempo però, il 23 Dicembre, il Senato ha votato in terza lettura l’approvazione della tanto discussa legge 240 che successivamente il 14 Gennaio è stata ufficializzata con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Oggi, a distanza di settimane, la Cgil punta nuovamente l’attenzione sulle conseguenze che ricadranno sul sistema universitario italiano negli anni a venire, a causa dei tagli operati dal governo con questo decreto. E lo fa attraverso la pubblicazione di un documento che riporta dati precisi e inconfutabili sui tagli subiti dall’università dal 2008 al 2010 e attraverso una proiezione, preoccupante, per il prossimo triennio 2011-2013.

Ciò che emerge è un quadro allarmante in cui i numeri parlano da soli: il 2011 è visto come il punto di non ritorno verso una crisi che prosciugherà l’economia del sistema università. «Terminato l’effetto degli stanziamenti triennali del 2008 (598 milioni di euro) e del 2010 (998 milioni di euro), – afferma il documento – il sistema universitario dal 2011 deve fare i conti con gli ulteriori tagli lineari del 10% (circa 700 milioni di euro) previsti dalla legge di stabilità. Al di là dei proclami della Gelmini, è il prossimo triennio quello su cui la scure scenderà ancora più pesantemente sulle università».

Ad oggi in Italia la principale fonte di entrata per le università statali è rappresentata dal Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO) che indica le reali somme stanziate annualmente dallo Stato in favore dell’Università. Anche in questo caso i numeri sono estremamente indicativi. Ogni anno i finanziamenti accademici scendono inesorabilmente, con uno scarto tra 2008 (7,41 miliardi) e 2013 (6,45 miliardi) di quasi un miliardo di euro (circa il 13% in meno).

Per di più risulta che nel triennio 2008-2010 sono confluite nel FFO anche alcune risorse aggiuntive: 24 milioni di euro per gli assegni di ricerca, 1,65 miliardi di euro per il personale e la spesa corrente, 120 milioni di euro per i dottorati di ricerca; solo per il 2010 un incremento una tantum di 400 milioni di euro per l’FFO. Ma di queste risorse aggiuntive, a partire da quest’ anno non c’è più traccia.

In questo panorama inevitabilmente caleranno drasticamente anche le risorse per quanto riguarda i Centri Sportivi Universitari (-52,03%), il Diritto allo studio (quasi il 50% in meno) e gli alloggi per gli studenti (40,44%).

Il testo della riforma fu redatto nel Novembre 2009 dal ministro Gelmini in concerto con i ministri Meloni, Fitto, Brunetta e soprattutto Tremonti. E’ palese che dietro a questa volontà di sottrarre finanziamenti all’università ci sia una strategia economica del Ministro del Tesoro, che non prevede il rafforzamento del comparto Università pubblica e Ricerca ma al contrario strizza l’occhio alle università private.

Arturo Catenacci

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