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27 febbraio 2011

Comunicare: non tutti lo sanno fare

Prima di procedere alla proclamazione devo dire che ci sono molte persone che in questa seduta di laurea non sono arrivati al cento e questo attesta che non avete un bagagliaio di conoscenze adatto per affrontare la magistrale con questi voti non sarete in grado di andare avanti nelle vostre carriere sia che esse siano universitarie o lavorative, siete dei comunicatori che non sanno comunicare(…)”.

È passata più di una settimana da quel giorno e ancora non riesco a togliermi dalla testa queste parole cosi dure pronunciate da un signor nessuno in un giorno che doveva essere il più bello per ognuno di quelle undici persone che stavano lì in piedi davanti ad una commissione del tutto inconsapevole del come del quando e del perché si trovavano lì quel giorno a coronare quel sogno di sempre presentare un lavoro frutto delle loro passioni ad attestare che dopotutto quelle notti insonni sui libri e le batoste di quegli anni che sembravano interminabili erano valse a qualcosa e quel giorno tutti questi sforzi sarebbero stati riconosciuti ma non è stato così.

Come possono delle persone screditare ingiustamente gli sforzi fatti per arrivare a quel punto e non vedersi riconosciuto nulla?

Non pensiate che questo sia uno sfogo di rabbia che poi passerà perché non passerà, perché quelle undici persone si sono sentite per l’ennesima volta buttate a terra, calpestate nel loro orgoglio…

A questo punto mi domando: Ma cosa significa per un professore Comunicare?

Su qualsiasi dizionario alla voce comunicazione si legge: ha il significato semantico di “far conoscere“, “rendere noto“.

Ma un’altra domanda mi sorge spontanea: i nostri professori sono in grado di comunicare e provvedere alla costruzione del nostro bagaglio di conoscenze oppure dobbiamo essere dei perenni autodidatti e limitarci ad andare all’università solo per gli esami?

La risposta non è certo positiva, infatti, se si fa una breve ricerca tra gli studenti una buona percentuale dei professori si limitano a sostenere dei corsi dove presentano sterili slide scopiazzate da internet e per lo più sgrammaticate e alla minima domanda posta dallo studente non riescono a rispondere come si deve facendo in modo di illuderti di aver risposto ma alla fine ti ritrovi più confuso di prima e che si sentono autorizzati ad abusare del loro potere perché hanno la “penna dalla parte del manico”.

Un’altra percentuale invece cerca di interagire con lo studente ma senza risultati validi ai fini dell’esame in quanto nemmeno lui sa come si comunica e alla fine dopo un racconto dei suoi viaggi in europa ti ritrovi come quando eri all’asilo che per farti stare in silenzio le maestre ti mettevano a disegnare. Beh! Qui non ti mettono a disegnare ma ti fanno vedere l’ennesima proiezione di un documentario che parla degli stessi argomenti che erano stati trattati all’inizio del corso e ti ritrovi dopo 68 ore di lezione a pensare se ne sia davvero valsa la pensa seguire il corso oppure conveniva restare a casa a studiare e all’esame ti rendi conto che seguire il corso non è servito a niente.

Ed è solo una piccolissima percentuale dei docenti che fanno veramente il loro lavoro come si deve, che ti fa apprezzare l’essere studente, che ti fa dire che all’università si impara. Docenti in grado di dare le giuste basi per avvicinarsi alla materia in modo tale che anche lo studente che prima di quel momento non aveva avuto precedenti esperienze in materia possa sentirsi dentro e costruire insieme al docente il bagagliaio di esperienze che serve ai fini dell’esame e non solo. E questo non significa che il docente deve essere buono, anzi questo significa che il docente è preparato ed è in grado di trasmettere il suo amore per quella materia agli altri e che se in sede d’esame pretende il giusto approccio alla materia non è perché abusa del suo potere ma perché sa che ha dato le giuste basi per affrontare un esame come si deve e questo si che può essere definito docente con la “d”maiuscola.

Da questa breve analisi è possibile riscontrare facilmente che nemmeno i professori che si suppone abbiano un curriculum da 110 e lode siano in grado di comunicare come si deve e quindi come possono queste persone abusare del loro potere e denigrare gli sforzi di tante persone che nonostante i rincari universitari, i problemi personali di varia natura, con tanti sforzi sono giunti alla meta a differenza di altre che al minimo problema hanno deciso di abbandonare e non finire gli studi?

Quanta gente non laureata sa comunicare meglio di tutti i docenti messi insieme?

Il primo esempio che penso venga in mente a molti è Benigni. Lui non è laureato ma sa tenere seminari e quant’altro catturando l’attenzione del pubblico in un modo che solo pochi sanno usare.

Poi c’è Berlusconi, definito da molti il grande comunicatore, non si è laureato in Scienze della Comunicazione ma sa affrontare ogni faccenda usando una dialettica invidiata da molti (forse anche da quella commissione cosi piena di sé!)

Potrei andare avanti per ore con esempi del genere ma mi limito a metterne solo un altro che a mio avviso spiega davvero cosa significa comunicare:
Le nostre nonne. Non hanno studiato cucina ma quando si mettono ai fornelli superano di gran lunga i migliori chef. Non hanno studiato psicologia ma sanno dare sempre consigli giusti, non sono laureate ma valgono più di mille libri.

E quel giorno tra quelle 8 persone della commissione, escluse un paio, avrebbero davvero tanto da imparare da questi esempi e scoprire nuovamente cosa significa essere studente, quanti sforzi ci sono dietro ogni esame e quante delusioni ci sono quando si vede che chi studia davvero, il più delle volte, non viene ripagato come dovrebbe e quante volte queste persone hanno pensato di buttare la spugna ma non l’hanno fatto perché si erano illusi che alla fine l’università non poteva essere quel covo di presuntuosi ed esaltati che abusano del loro potere quando e come vogliono descritto da molti.

Comunicare, non significa prendere buoni voti, menzioni accademiche e onorificenze varie, o meglio non significa solo questo.

Comunicare significa saper trasmettere conoscenze, essere umili, avere tatto in ogni situazione e metterci allo stesso livello della persona con la quale si comunica e non crederci magnati solo perché ci troviamo dall’altra parte e sentirci autorizzati a guardare gli altri con sufficienza.

Ma purtroppo il potere acceca questi valori così semplici che rendono la persona umana.

Ormai non possiamo più definirci umani. Purtroppo, oggi, siamo delle macchine pronte a distruggere l’altro pur di dominare…e questo non va bene!

Dora Della Sala

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