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8 febbraio 2011

Fossalta: il buonismo non viene premiato, ma punito

Non è davvero mai possibile fare un piccolo strappo alle regole? Nemmeno quando c’è in gioco una bambina di 4 anni? Viene da domandarsi questo, dopo aver ascoltato il dibattuto caso di Fossalta: le maestre della scuola per l’infanzia “Il flauto magico” hanno deciso di donare i propri buoni pasto ad una piccola extracomunitaria i cui genitori non sono più in grado di pagare la retta della mensa. Il sindaco lo scopre e le accusa di “danno erariale.”Poiché il sindaco Sensini appartiene alla linea politica leghista, e la piccola al centro della polemica non è figlia di genitori italiani, parte immediatamente l’accusa a sfondo xenofobo. Il sindaco si difende: le maestre non possono cedere il proprio posto alla bambina, si macchierebbero della colpa di “danno erariale.”

In breve, i buoni che il Comune paga alla società che ha in appalto il servizio mensa vengono rimborsati con il pagamento delle rette da parte delle famiglie; di conseguenza, spiega il sindaco “Si configura in questo caso un danno erariale in quanto i buoni sono assistiti da un contributo tendente a rimborsare parzialmente la quota di spesa sostenuta dal Comune per il personale.”

Senza dimenticare che potrebbe essere considerato come “precedente” ed esteso a casi simili. Anche la direttrice della scuola appoggia il sindaco: “Se tutti volessero mangiare gratis, cosa potremmo fare…? Siamo in tempi di crisi, potrebbero chiedere lo stesso trattamento molti altri.”

L’ultima puntata del caso ha registrato l’entrata in scena di un misterioso anonimo benefattore, che ha pagato i buoni mensa mancanti. E sembra che alla mamma della piccola, che non parla italiano, in futuro sarà concesso di poter portare a casa la bambina durante l’orario di pranzo.

Di famiglie come quella di Fossalta ce ne sono tante, in Italia. Mariti lontani alla ricerca di migliori condizioni lavorative, famiglie divise e impegnate nella crescita dei figli, con minime risorse e poco denaro, nessuna conoscenza delle strutture e dei servizi sociali italiani.

Non si può accusare il sindaco di “cattiveria,” quando sua intenzione è solo quella di far rispettare la legge. Viene però da domandarsi: se gli attori in scena avessero avuto ruoli diversi da quello leghista o extracomunitario, sarebbe successa la stessa cosa? E se la risposta è sì, il risultato sarebbe stato lo stesso anche se si fosse trattato di una famiglia povera italiana e del un sindaco più caritatevole della penisola, allora forse bisogna correggere la legge?

Marilena Grattacaso

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