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24 febbraio 2011

L’emarginazione sociale del nuovo millennio

Il ventesimo secolo senza alcun dubbio è passato alla storia come il secolo della comunicazione. Nei primi anni il flusso dell’ informazione era dominata dai mezzi stampa, la radio era in fase di sperimentazione, fonografo, telegrafo, cinema erano da poco entrati nella vita quotidiana.
Dopo gli anni venti pian piano le cose cominciarono a cambiare, le prime trasmissioni radiofoniche divennero più regolari e destinate al grande pubblico, il cinema da muto si trasformò in sonoro e una decina di anni dopo arrivarono le prime trasmissioni televisive.

Con gli anni settanta iniziò l’era telematica che nei dieci anni successivi raggiunse un grande successo ed una enorme diffusione. Arriviamo così ai nostri giorni caratterizzati dal multimediale, grazie alla diffusione di cd-room, cd-audio, laserdisc.
Oltre che per i progressi tecnologici il nostro secolo è anche l’ epoca in cui la maggior parte dei popoli del mondo sono passati da una cultua orale ad una basata sui media, infatti a partire dalla radio a finire al computer si è posto fine all’ isolamento di molti Paesi e villaggi, riducendo il grado di analfabetismo. In sostanza tutto da nazionale o internazionale è divenuto mondiale, nel bene e nel male. Già…anche nel male…Perché?

Riflettiamo ad esempio sulle opportunità che l’ uso generalizzato dei computers ha offerto, sulle interessanti prospettive che sembrano schiudersi nell’ immediato futuro, ma anche su qualche aspetto preoccupante che una coscienza accorta e sensibile non può non avvertire. Questa rivoluzione ha aperto prospettive nuove e straordinarie, impensabili soltanto pochi anni fa: basti pensare ad internet ed al “telelavoro”. Ma si corre il rischio di ritrovarsi con nuove forme di emarginazione sociale e di analfabetismo, in questo caso riguardante l’uso dei linguaggi informatici. Ormai si guarda ad un futuro non molto lontano in cui, attraverso la telematica, si potrà incrementare il fatturato delle aziende private e snellire le procedure delle amministrazioni pubbliche, oltre che creare nuovi posti di lavoro a beneficio della soluzione del difficile problema della disoccupazione.

L’Italia deve, però, mettersi al passo con gli altri paesi per quanto concerne la produzione e l’istallazione dei “personal computers” e di collegamenti internet: si è progettato di coprire l’ intero Stivale con una ragnatela di fibre ottiche per inserire città, palazzi e case in un’ immensa rete nella quale far confluire e muovere contemporaneamente una quantità incredibile di immagini, dati e suoni.
Le nuove opportunità occupazionali, in particolare per il Mezzogiorno, dovrebbero derivare dalle reti integrate della comunicazione.

Alcune attività tradizionali scompariranno, poichè le “banche dati” computerizzate sostituiranno, chi era preposto a raccogliere le informazioni, ma ci saranno anche nuove assunzioni per chi dovrà lavorare su Internet, per chi dovrà creare videogiochi e programmi informatici, per chi cercherà di sfruttare potenzialità ancora inespresse dai “computers”; inoltre aumenterà l’ autonomia del lavoro, con una più evidente separazione tra amministrazione e personale, direzione e produzione.
Molti vantaggi, quindi, ma anche qualche giustificato timore: una sensazionale diffusione di strumenti telematici rischia, infatti, di comportare problemi di salute, di alienazione, di asocialità e di “neoanalfabetismo”. Stare diverse ore davanti al video rovina la vista e la psiche; la ripetitività dei movimenti e delle operazioni “ammazza” la fantasia e l’ immaginazione, producendo noia e stress.
Infine, dopo lo sforzo per ridurre a zero il tasso d’ analfabetismo in tutta la popolazione, c’è il pericolo di originare nuove forme di emarginazione socio- culturale nei confronti di chi ignora i linguaggi dell’ informatica.

CARMEN COSPITE

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