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21 marzo 2011

Esplode il nucleare, l’Italia guarda

La catastrofe nel Sol Levante riaccende il dibattito sulla sicurezza del piano di ritorno all’energia atomica in Italia, valutando le possibilità del nostro Paese.La terra trema. Subito dopo è il mare, ancora una volta, a svolgere il ruolo determinante e catastrofico in una crisi come poche nella nostra Storia. L’acqua spazza via i generatori ausiliari d’emergenza della centrale nucleare di Fukushima innescando una serie di esplosioni che riaccendono il tiepido dibattito sull’impiego di energia nucleare nel nostro Paese.

Subito gli schieramenti dei pro-nucleare e dei contro affilano le armi e ricomincia l’estenuante scambio di freddure e commenti più di circostanza che costruttivi. Ferme opposizioni dai contrari e pacate affermazioni di un’ostentata sicurezza che in realtà non c’è, da parte dei promotori dell’iniziativa. L’opinione pubblica si trova ancora una volta bombardata da messaggi di politici che, per convenienza o per vero interesse nei confronti della collettività, accusano o difendono tale tecnologia.

Proprio tali politici che, con noncuranza, accantonano la consultazione referendaria abrogativa del 1987, negano ogni possibilità di ripensamento o di adeguamento del progetto di “ritorno al nucleare” italiano con secche risposte, accendendo in molti la curiosità della situazione odierna di tale sviluppo energetico.

Le centrali proposte per il Bel Paese sono, a seguito di accordi con Francia ed ENEL, quest’ultima attiva nella costruzione e nello sviluppo di tecnologie nucleari all’estero, appartenenti alla cosiddetta III generazione. Questi sono impianti nuovi, in fase di costruzione in diversi Paesi, che non sono dissimili dalle più datate centrali di II generazione (attualmente la maggioranza di quelle attive nel mondo) nel principio di funzionamento, e migliorati nell’evoluzione del progetto.

Si sono fatti inoltre, enormi passi avanti nella sicurezza di questi impianti incrementando cosi, i costi di realizzazione ma rendendoli duraturi e sicuri.
Tali centrali, però, hanno il difetto evidente di utilizzare come principali elementi Uranio e Plutonio, già scarseggianti in natura e in fase d’esaurimento nei prossimi 40 anni, produrre ingenti quantitativi di scorie radioattive di difficile stoccaggio e, ultima ma non per importanza, la caratteristica di produrre il materiale fissile ideale per armi atomiche. Ma quale alternativa abbiamo?

In Italia esistono diversi progetti di sviluppo di future centrali nucleari, come la IV generazione e gli studi del premio Nobel Carlo Rubbia, ideatore del Rubbiatron, futuristica fonte energetica utilizzante come elemento combustibile il Torio, presente in quantità nel nostro Paese, e in grado di bruciare, rendendo così meno pericolose, le attuali scorie radioattive. Interessante è anche il livello di sviluppo della fusione nucleare, in corso di realizzazione il primo reattore sperimentale ITER nel sud della Francia.

Tutte queste nuove scoperte e invenzioni scientifiche sono assolutamente encomiabili e utilizzabili per sostituire l’attuale sistema energetico nucleare, ma necessitano della Ricerca e dello Sviluppo da parte di coloro che dedicano anima e corpo alla scienza e alla scoperta di nuove rivoluzionarie tecnologie. Se non si sovvenzionano adeguatamente queste branche della società, i nostri scienziati se ne andranno, cosa che molti hanno fatto, stanno facendo e faranno in futuro, a fronte di una immobilità sconcertante della classe politica nei confronti della Ricerca.

Tagliare indiscriminatamente fondi vitali per le Università impegnate in tali ambiti per qualche voto in più non è una strategia che permette al Paese di svilupparsi e di crescere, ma lo affossa, rallentando e rischiando di arrestare del tutto la competitività di una Italia già tanto danneggiata dall’incapacità di chi la governa.

Se è vero che la classe politica attuale, in special modo quella governativa, è attenta e premurosa nei confronti dello sviluppo culturale e scientifico dello Stato che rappresentano, cosa aspettano per dimostrarlo concretamente e non solo con vane e vaghe parole.

Luca Saccani

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