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17 marzo 2011

Essere stagista: arrivano i “Dieci comandamenti”

In questi giorni i dati diffusi da Almalaurea hanno evidenziato una scoperta che per molti non era del tutto nuova: il tasso di disoccupazione tra i giovani è salito vertiginosamente e l’unica ancora di salvezza per i milioni di studenti che si vogliono affacciare al mondo del lavoro è il tirocinio durante o dopo gli studi.
Secondo le stime dell’Almalaurea i laureandi e i neolaureati che, col miraggio dell’assunzione, fanno uno stage o un praticantato sono: il 49% per i laureati alla specialistica e il 60% per i laureati di primo livello.

Percentuale con picchi altissimi se pensiamo che nel 2001 coloro che si affidavano ad uno stage erano meno del 20%. Ma è vero che chi si accinge a fare uno stage è avvantaggiato, infatti, i dati dimostrano che già nel primo anno dopo il conseguimento della laurea lavora il 58% contro il 52% di chi non ha svolto questa esperienza formativa.

Ma in quest’ultimo periodo, purtroppo, come se ne occupò già in precedenza Controcampus, fare uno stage il più delle volte fa spesso rima con l’essere sfruttati.

Ed è proprio per questo motivo che non si ferma l’ondata di protesta degli stagisti, infatti, in attesa della manifestazione del 9 aprile, nelle università è partito il “tour” per illustrare i diritti “dimenticati” di chi inizia uno stage.

“No rimborso spese, no prospettiva assunzione”. Annunci di questo tipo sono il triste comune denominatore delle proposte di stage a cui spesso si somma l’inevitabile inesperienza data dall’assenza di un tutor che ti insegni il mestiere consapevoli però che questa è l’unica via per avvicinarsi al mondo del lavoro e a un contratto ma serve la formazione.

Formazione una delle parole chiave che Luca de Zolt, uno dei promotori della campagna “Giovani non più disposti a tutto” lanciata dalla Cgil, vuole sottolineare denunciando il trattamento degli stagisti italiani “Qui da noi -spiega- i giovani sono stanchi di essere sottopagati o costretti al lavoro invisibile e gratuito”.

I promotori della campagna Cgil hanno attivato un sito e fatto tam tam sui social network e flash mob. “L’obiettivo ora –continua de Zoltè quello di rafforzare la rete già inaugurata nei mesi scorsi girando per gli atenei della penisola con i “10 comandamenti dello stagista” in modo da poter finalmente ottenere delle condizioni dignitose per svolgere l’attività di stage: strumenti funzionali all’attività, compresa la postazione di lavoro e l’accesso alle riunioni, alla mensa, ai buoni pasto, ai trasporti, all’alloggio.”.

I punti principali del decalogo sono:

-* Lo stage non è una forma di lavoro;

-* Lo stagista ha diritto al tutorato;

-* Lo stagista ha diritto ad un congruo rimborso di spese;

-* Allo stagista devono essere riconosciuti i diritti;

Ma alcuni punti del decalogo interessano soprattutto gli enti e le aziende ospitanti come:

-* Lo stagista non può sostituire personale dipendente “gli enti ospitanti, infatti,-precisa de Zolt– non possono far uso degli stagisti per coprire compiti e mansioni che andrebbero affidate a personale dipendente, né attività ripetitive prive di contenuto formativo e non possono essere previsti obblighi di orario”;

-* E’ consentito un limite massimo di stagisti in proporzione al personale “ogni ente ospitante –dice de Zolt– può avere nell’arco dell’anno solare massimo uno stagista per le aziende sotto i 15 dipendenti a tempo determinato, massimo due stagisti per le aziende da 15 a 50, massimo il 10% per le aziende sopra i 50 dipendenti”;

-* Lo stage non può essere prorogato.

Queste, per fortuna non sono solo parole, infatti, qualche risultato è già arrivato da un mese i ragazzi di “Non più” sono riusciti a:

-* Far siglare un accordo tra “Telecontact” e le università di Napoli, Catanzaro e Catania per sostituire 200 stagisti con apprendisti contrattualizzati e pagati con borse studio.

-* Attivare uno spazio online per segnalare gli stage truffa e hanno chiesto alle regioni e ai centri impiego i dati precisi con la suddivisione per settore in quanto “non ha senso confrontare un giornalista a un fisico”.

Mi auspico che anche da parte dello stagista –continua il promotore de Zoltci sia la possibilità di segnalare le aziende che hanno violato le normative per inserirle in una “black list” in modo tale che siano interdette dal poter offrire ulteriori tirocini”.

Infatti sono fin troppi gli studenti e i neolaureati italiani che, pur di mettere nel curriculum un’esperienza, fanno sostituzioni maternità o svolgono mansioni tutt’altro che adeguate al tipo di percorso universitario. “Stare alla cassa, fare da segretaria o piegare le magliette in un grande magazzino – conclude– sono pratiche che salgono a dismisura, come il numero degli stage che ti fanno svolgere basse mansioni non formativi e privi di contenuto”.

Dora Della Sala.

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