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26 marzo 2011

L’ intervento in Libia: l’ennesima ipocrisia dell’Occidente

Negli scorsi giorni è partita l’operazione “Odissea all’Alba” che si pone come obiettivo primario, l’applicazione della risoluzione ONU, nella quale, si richiede al leader libico Gheddafi di rispettare la no fly zone, e di non colpire previa bombardamenti arei o operazioni via terra la popolazione civile. L’ultimo atto, di una vicenda iniziata lo scorso Febbraio. In Libia, come in Tunisia e in Egitto difatti, la popolazione, ha manifestato lo scorso mese, per chiedere maggiore libertà e rispetto dei diritti civili. Il regime libico ha risposto colpendo la popolazione civile. Una rivolta dunque, che ha innescato una reazione del governo libico violenta ,che ha portato all’uccisione di decine di civili inermi. Gheddafi, non ha esitato a bombardare i manifestanti. La protesta si è tramutata a questo punto, in autentica rivolta popolare. La popolazione si è armata ed ha occupato gran parte del territorio libico, conquistando Bengasi e altre importanti città. Il regime del paese nordafricano, sembrava sul punto di soccombere. Tuttavia l’esercito del colonnello Gheddafi si è riorganizzato ed ha iniziato una lenta marcia di riconquista dei territori perduti spingendosi fino alle porte della roccaforte dei rivoltosi, Bengasi, minacciando di mettere a ferro e fuoco la città e di bombardare la popolazione civile, a questo punto la comunità internazionale è intervenuta con la risoluzione citata poc’anzi e con l’ intervento militare. Questi i fatti. Tuttavia vorrei fare, rispetto a quanto sta accadendo, qualche considerazione. Le ragioni ( almeno quelle ufficiali) che hanno spinto l’ ONU ad agire imponendo la no fly zone e ricorrendo all’uso della forza sono pienamente condivisibili, giusta dunque, l’azione militare e la partecipazioni con la messa disposizione delle basi dell’Italia. Pertanto si può considerare positivo l’intervento delle forze internazionali, se lo si guarda in superficie, in realtà come in ogni guerra ( perché di guerra si tratta) sono altre le ragioni che spingono all’ intervento militare. Anzitutto, non si scopre di certo oggi che Gheddafi è un sanguinario dittatore, che non esita a trucidare oppositori politici, non esita neppure a stringere accordi con i terroristi, a tal proposito, è viva ancora nella mente l’immagine dell’aereo caduto su suolo inglese negli anni Ottanta, i missili scagliati verso Lampedusa e altre azioni simili. L’Occidente aveva la possibilità di eliminare il problema Gheddafi in modo definitivo. I bombardamenti americani del 86′ avrebbero fatto crollare il regime. Perché ciò non è accaduto? Semplicemente perché ci sono e c’erano in ballo grossi interessi economici. Il petrolio e le armi su tutto. Gli armamenti di Gheddafi, in particolare i missili erano e sono di fabbricazione russa, il petrolio libico alimenta una cospicua fetta del mercato italiano ed europeo, senza ipocrisie, si deve dire che si è oggi intervenuti, perché la Francia vuole sottrarre all’ ENI italiana, il monopolio , il controllo dei pozzi petroliferi della Libia e gli USA vogliono il gas libico. Non si può un giorno baciare la mano a Gheddafi e il giorno dopo bombardarlo. In sostanza la guerra in Libia, seppur giusta negli intenti, nasconde interessi che rendono l’intervento nel paese africano l’ennesimo atto d’ ipocrisia di un Occidente, difensore della libertà, a parole, se lo fosse, sarebbe intervenuto anche nello Yemen, e nei fatti calcolatore e curatore degli interessi dei grandi gruppi economici.

Vincenzo Amone

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