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19 marzo 2011

Lo stadio: unica valvola di sfogo di una virilità in esaurimento

Oggi i papà sono una categoria a rischio. Schiacciati dalla parità sessuale e da donne sempre più ingombranti, reclamano spazio.
Se dedicargli un giorno è riduttivo figuriamoci un pezzo giornalistico. Ci provo lo stesso però affidandomi a poche ma importanti certezze.
La scarsa avvenenza garantisce invisibilità e consente scoperte interessanti.
Le scoperte più interessanti io le ho fatte allo stadio, dove sono tornato dopo un po’ di tempo d’assenza.
No. Non sono un procuratore sportivo. Non sto cercando di sbolognarvi un presunto campione. Quelli poi, non sono sempre in campo. Le vere star della domenica si trovano sulle tribune.
Qui risiede una fauna di personaggi interessantissimi. Non sono sempre sostenitori anzi; spesso non sono nemmeno tifosi. Sono fan certo ma non di tutta la squadra bensì di un solo preciso elemento: il figlio.
Potrei parlarvi di tutti loro senza distinzione d’età, di sesso ed estrazione sociale ma poiché oggi è la festa del papà (auguri a tutti voi), parlerò dei papà e le loro incredibili e inaspettate mutazioni.Tranquilli:’uranio impoverito e compagnia bella non c’entrano nulla Basta un pallone, una partita di calcio tra bambini e un allenatore più o meno compiacente nei riguardi dell’amato figliolo, è il gioco è fatto.
Dalla combinazione di questi fattori emergono uomini nuovi che per comodità e facilità d’identificazione, accosterò a personaggi riconosciuti e riconoscibili.

Papà raulbovano. È semplicemente bellissimo. Le giovani mamme dei compagni di gioco del figlio, al suo arrivo, appaiono ringalluzzite. Ma il papà raulbovano non se ne accorge. Lui si occupa della partita del figlio cui cerca di offrire suggerimenti attraverso impercettibili movimenti delle sopracciglia. Ogni tanto fuma, anche se controvoglia. Nell’intervallo, si avvicina al piccolo, e gli sussurra qualcosa. Prima della partita lo si vede spesso confabulare con un delfino. I due parlano a lungo. Nessuno sa cosa si dicano.

Genitore Mulino Bianco. Il Genitore Mulino Bianco è il vero capofamiglia. La sua specialità è organizzare merende per la squadra, il suo divertimento è offrire Saccottini per tutti. Mette sempre l’auto a disposizione per le trasferte, e nel viaggio racconta simpatiche barzellette. Il suo problema qual è? La simpatia riduce l’autorità. Spesso i bambini più grandi vogliono fare di testa propria è lui non riesce a impedirlo.
Se protesta quelli urlano “Lasciaci in pace! Anche i Lego fanno quello che vogliono!

Genitore Oronzocaniano: lui non si vede tantissimo in casa. In compenso, si sacrifica tanto e lavora moltissimo. E allo stadio si trasforma. Qui il genitore Oronzocaniano indefesso operaio e rispettoso marito nella vita, s’incavola, grida, sbuffa, ulula come un coyote e salta come un canguro. Il Genitore Oronzocaniano è il mito dello stadio. La sua passione è pari alla sua competenza. Quando il figlio sbaglia un gol fatto, tira accidenti alla sua mamma (dimenticando che è sua moglie). Qualcuno pensa che il pubblico venga per vedere la squadra che gioca. In effetti, viene per ascoltare l’Oronzocaniano che urla.

Padre Frankenstein. Bravo padre di famiglia segue le partite con aria accigliata, quasi cupa. Nessuno sa cos’abbia nella testa. Ma è evidente che ha ragionato a lungo sulla posizione del figlio. Nei suoi occhi vuoti passano veloci come shuttle pensieri misteriosi. Non parla, sibila e fa cenni con la testa. Tre in avanti vogliono dire “Bella partita figlio mio”. Tre indietro. Non ci siamo. Doppio allenamento questa settimana”.

Babbo Odifreddi. E’ un teorico. Schiacciato contro la rete, osserva spiritato la squadra del figlio e disegna schemi tattici che tenta di rivendere nell’intervallo all’allenatore il quale li ignora regolarmente. Nella vita il Babbo Odifreddi è un matematico o un rinomato libero professionista con una spiccata inclinazione scentifica.
Gasato dai successi professionali pensa di trasferire la complessità di questa materia nella vita del figlio che non lo capisce e gli parla a stento.
Nel difficile tentativo di riconquistare la sua fiducia, il Babbo Odifreddi invade la vita del figlio che lo sbatte fuori. Forse non lo meritano pensa. Eppoi il difensore centrale è un somaro di nome Lorenzo che è convinto il 4 – 2 – 3 – 1 sia un numero di un membro della Banda Bassotti.

Babbo Mourinho. All’inizio era mite. Persino simpatico. Da quando la squadra del figlio vince, però è cambiato. I capelli dapprima ordinatissimi sono diventati un rebus di difficile soluzione. Ad ogni nuova vittoria appare più suscettibile. È tranquillo solo quando i suoi bambini vincono e stravincono il derby di quartiere. In caso contrario urla e polemizza. Contro tutto e tutti. Arbitri e avversari. Persino le passanti sottocasa devono stare attente. A non dire poi delle mamme dei compagni di squadra del figlio. E’ capace di sgridarle accusandole di prostituzione intellettuale minacciandole di sequestrare la merenda ai propri figli se questi non passano la palla al suo pargolo prediletto. I piccoli lo sanno e nascondono accuratamente il Kinder fetta al latte in fondo alla borsa.
Campionato, Coppa Italia e Coppa Campioni possono bastare.
Il panino con la coppa giammai.

Gaetano Santandrea

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