• Google+
  • Commenta
7 aprile 2011

Riflessioni notturne di un giovane cuore come tanti

La notte scende tra le case silenziose, si insinua nelle strade deserte, nei vicoli bui, nei locali festosi, in una sera dall’aria fresca e frizzante di un Aprile tiepido, il cui tepore scalda i cuori infreddoliti dall’inverno. La notte dal manto caldo, protettivo, avvolgente arriva anche nella mia anima. La notte scende tra le case silenziose, si insinua nelle strade deserte, nei vicoli bui, nei locali festosi, in una sera dall’aria fresca e frizzante di un Aprile tiepido, il cui tepore scalda i cuori infreddoliti dall’inverno. La notte dal manto caldo, protettivo, avvolgente arriva anche nella mia anima. I pensieri si rincorrono, si inseguono come bambini che corrono dietro un aquilone.

In questi momenti, lontano dai rumori del giorno, dal chiasso festoso dei locali, seduto tra il cielo stellato simbolo del sogno e la terra dove vivo la mia vita, rifletto. Penso ai miei ventisei anni, ai tanti ragazzi e ragazze che come me, vivono la loro giovinezza e mi chiedo: Quale senso diamo alla nostra esistenza? Quale senso diamo, noi giovani?. Siamo figli del nostro tempo, prigionieri di un’ epoca strana. Un epoca in cui abbiamo tutto. Un posto dove dormire, un computer, una televisione e molti di noi una discreta quantità di denaro, tale da poter vivere decorosamente, dignitosamente e da consentirci anche qualche sfizio. Eppure non siamo felici, cerchiamo qualcosa di più, cerchiamo una scossa , un evento, una svolta alla nostra piccola vita.

Rispetto ai giovani degli anni Cinquanta, Sessanta, abbiamo un tenore di vita decisamente più alto, tuttavia paradossalmente stiamo peggio di loro per diversi motivi. I giovani di quegli anni, anzitutto avevano un sogno in cui credere, ideali politici e non, da coltivare, portare avanti ed avevano sicuramente la volontà di imprimere un cambiamento positivo, vivevano col mito del futuro da costruire da rendere roseo, a misura di uomo. Desideravano un mondo di pace e benessere per tutti. Erano pronti a sfidare, manifestare, combattere un sistema vetusto e soffocante. Avevano molte più certezze di noi.

Chi si laureava all’epoca era quasi sicuro, di trovare un posto di lavoro all’altezza degli studi compiuti. Con sacrifico e abnegazione puntavano ai loro obiettivi , molto spesso raggiungendoli. Noi giovani di oggi viviamo invece, sull’orlo di un precipizio. Camminiamo su un filo sottile, come equilibristi, sospesi sul baratro della annullamento e del fallimento. Non abbiamo più un sistema che ci garantisce un impiego sicuro, una libertà vera di pensiero, una possibilità di riscatto. La parola chiave di oggi è precarietà.

Precarietà economica, ben che vada la maggior parte delle giovani generazioni, sopratutto nei primi anni avrà un lavoro temporaneo, con scadenza semestrale e pertanto in queste condizioni non ci si può permettere di programmare un futuro, di costruirsi una famiglia, di avere figli. Precarietà di sentimenti. Siamo come dei tornado instabili, mai fermi , travolgenti nelle passioni all’inizio, ma, poi perdiamo di forza e ci spegniamo. Abbiamo paura di mostrare i nostri sentimenti, di amare ed essere amati e ci rinchiudiamo in corazze di ferro, pensando di essere al sicuro. Tuttavia non ci rendiamo conto, che un uomo privato delle sue emozioni, ha fallito la propria esistenza. Gioia, dolore, fastidio, noia sono questi sentimenti che ci consentono di sentirci vivi, di non essere granelli di sabbia nella tempesta del mondo. Non crediamo più ai sogni, siamo privi della stella polare che ci guida.

Tale punto di riferimento non lo troviamo in noi stessi e nemmeno nella società. Così ci rifugiamo dietro una bottiglia, ci rinchiudiamo in una discoteca, oppure cerchiamo ristoro a volte nella droga. Ci illudiamo di lenire l’angoscia, il male di vivere, il nichilismo pervadente dei nostri cuori. Eppure una seconda via c’è. Io voglio vivere diversamente. Voglio sentire in bocca l’agrodolce sapore dell’esistenza, voglio sorridere. È meglio un sorriso triste che la tristezza di non saper più sorridere. Voglio vivere ogni giorno lottando, sudando, sgomitando, sgobbando ma, coltivando ancora un sogno.

Voglio vivere, col sole che mi scalda, la pioggia che mi bagna, il vento che mi asciuga. Mi rivolgo dunque, ai miei coetanei e li invito a sollevarsi da terra a rialzarsi, a non avere paura di provare sentimenti , a non temere di sbagliare. Il vero guerriero, non è quello che non cade mai, ma quello che sa accettare una sconfitta e rialzarsi. In fondo, siamo in ballo e dobbiamo ballare. Vivere non è evitare la tempesta ma, imparare a danzare nella pioggia.

Vincenzo Amone

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy