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30 Maggio 2011

Dal 2004 a oggi: gli universitari si trasformano

A distanza di 7 anni, viene diffuso oggi il XIII rapporto di AlmaLaurea, organo che si occupa di stimare delle statistiche in merito alla condizione degli universitari e dei laureati.

Analizzando i percorsi di più di 190.000 laureati entro il 2010, sono emersi dei dati che ridefiniscono il profilo del giovane laureato, tracciato nel 2004 appena. Innanzi tutto a ridimensionarsi sono le distanze università-casa.

Infatti sempre più studenti preferiscono studiare vicino al proprio paese o città d’appartenenza, per alleviare le spese familiari. Specie dal momento in cui, sia il costo della vita, che maggiormente quello degli affitti, è sempre più alto, tanto da divenire insistenibile.

Ma a il rapporto rende nota una tendenza uguale e contraria che spinge i giovani laureati a schizzare fuori dal proprio paese, a volte anche fuori dal proprio continente, per trovare una sistemazione più adeguata alle proprie necessità.

La cosiddetta fuga dei cervelli, si sta allargando a dismisura, rendendo l’Italia un paese arido (è questo il caso in cui causa e conseguenza vanno a coincidere).

In compenso, si accorciano i tempi di laurea, infatti se nel 2004 la fine del percorso di studi avveniva non prima dei 27 anni, oggi gli studenti concludono prima dei 25 anni.

Ovviamente ogni facoltà ha il suo grado di difficoltà che influenza la suddetta stima. Fra i più rapidi troviamo gli studenti di ingegneria, psicologia, dei gruppi chimico-farmaceutico, linguistico, scientifico e economico-statistico. Questi riescono infatti a concludere il ciclo breve a meno di 23 anni.

Cresce la frequenza ai corsi, che oggi si attesta intorno al 67,8% contro il 55,4% di 7 anni fa, così come aumenta anche la popolarità degli stage e dei tirocini, oggi quotati al 56,8% contro il19,8% del 2004.

Emerge un altro dato dal rapporto che gli autori del sondaggio riassumono così: “I giovani di origine sociale meno favorita, che fra i laureati del 2004 costituivano il 19,5 per cento, sei anni dopo sono diventati 24, e risultano ancora più numerosi fra i laureati di primo livello (26 per cento)”.

Aumenta di 8 punti anche la conoscenza dell’informatica e dell’inglese fra gli studenti. Mentre viene evidenziato come il 60% dei laureati siano donne e come, nonostante i voti superiori ai colleghi uomini, queste non abbiano ancora una sufficiente e adeguata sistemazione lavorativa.

In merito all’effettiva qualità degli studi e dei conseguenti investimenti sulle opportunità formative, Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, spiega come “investire di più e meglio nell’istruzione di terzo livello e in ricerca non può che essere l’obiettivo a cui tendere. Per garantire un futuro alle giovani generazioni capaci e meritevoli e al mondo produttivo impegnato a competere sui mercati internazionali. E all’intero Paese”.

Serena Calabrese

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