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24 Maggio 2011

Il coraggio di crederci

Qualche giorno fa, esattamente il quindici maggio, il Corriere della Sera.it, riportava un articolo dal titolo “Il lavoro e la rivincita del ragionier Fantozzi. Ora i giovani sognano di fare gli impiegati”.

A sostenere tale desiderio dei giovani italiani, la nota agenzia interinale Adecco, sulla base dei dati di una ricerca effettuata su un campione di circa seimilacinquecento persone, di età compresa tra i ventisei e i cinquanta anni (ma ben metà degli intervistati apparteneva alla fascia di età 26-35 anni). Alla domanda del questionario “qual è il lavoro dei tuoi sogni?“, pare che la stragrande maggioranza abbia risposto: l’impiegato!

Sicuramente una percentuale che porta con sé le note e le contraddizioni del nostro tempo. In una fase come questa in cui “non c’è trippa per gatti”, dove la congiuntura economica internazionale sembra non riservare nessuno, dove mentre l’inflazione cresce, il mercato occupazionale “le prende”, soprattutto al Sud Italia…sfido un neolaureato a non tentare la sorte con un concorso pubblico o inviando ad un’azienda qualsiasi il proprio curriculum vitae per fare l’impiegato e per garantirsi quello che un giorno era un must: il posto fisso con la “famosa” mensilità, ferie retribuite e se tutto va bene anche un discreto RAL.

Stima e rispetto per chi l’impiegato l’ha fatto, lo continua a fare e lo farà ancora, fintanto ha scelto di farlo perché effettivamente ha trovato con questo tipo d’impiego una propria dimensione professionale e lavorativa. Ma se si guarda a questi dati prodotti da Adecco, se si ragiona con un minimo di obiettività su questa realtà, sul fatto che il più delle volte un giovane opterebbe per un lavoro nel settore impiegatizio, magari affidato al caso, così sminuendo un percorso anche lodevole di studi pur di accaparrarsi quel sindacale stipendio tanto agognato… beh, c’è da ammettere che questo veramente può a tratti far tristezza.

Tanti sono i giovani oggi che pur di avere un immediato mezzo di sostegno economico e pur di fuggire dai luoghi comuni che parlano di giovani che studiano, ma che “non producono”; che studiano, ma che “vegetano” nelle quattro mura domestiche; che studiano, ma che non pensano a farsi una famiglia o al futuro… alla fine accettano il compromesso. Ed è cosi che accade che si finisca per accontentarsi di fare anche l’impiegato, magari convincendosi pure che quella possa essere la strada giusta, solo perché la più rapida.

Un tempo, e non molto tempo fa, come lo stesso articolo giustamente riporta, i giovani desideravano fare gli imprenditori.

Imprenditore: categoria per deformazione ed eccellenza avvezza al rischio, forse all’autonomia, ma anche all’autogestione, al profitto ma, soprattutto, dedita a un proprio “credo”, a una mission ben delineata e a una voglia di produrre un qualcosa di proprio o di diffondere una propria idea, di sfidare i mercati, se stessi e la sorte.

E ora? Dove sono finiti questi giovani impavidi? È la società e il mercato che ci hanno spaventato o siamo noi che non ne possiamo più di avventurarci quando già le cose più elementari ci sembrano sotto il segno dell’imperizia? Siamo così sfiduciati, davvero tanto scettici? Dove sono i nostri entusiasmi, dove abbiamo perso le energie?
È il sistema che ci ha deluso tanto da farci perdere lo spirito dell’avventura, dell’imprenditorialità e dell’immaginazione creativa o siamo noi che oggi preferiamo comodamente timbrare un cartellino e ritirare una busta paga ogni ventisette del mese?
Ma perché studiare ancora, allora, c’è da chiedersi?

Penso proprio che non si possa accettare una simile rassegnazione a questo status quo.
Abbiamo studiato e studiamo per essere migliori, studiamo per accrescere le nostre competenze, ma soprattutto studiamo da una vita perché un giorno quello studio sofferto venga investito nel contesto dovuto e per i sogni per noi da sempre giusti.

La società attuale è dura, è un dato di fatto.
Ritengo personalmente, però, che ciascuno abbia il diritto, ma soprattutto il dovere di aggrapparsi ferreamente al proprio sogno di studio e poi di lavoro e di perseguirli con dignità, coraggio e passione.
Questi tre fattori, ma soprattutto la fiducia in se stessi saranno nel tempo in grado di portare ognuno lontano, proprio in quel luogo dove i sogni di una vita, come per incanto, si realizzano.
Ragazzi, mai arrendersi!

Pasqualina Scalea

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