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9 Maggio 2011

La dimenticata arte del parlare in pubblico

Martedì 3 maggio l’Università ospita Franco Battiato, un vero eretico l’ha definito l’intervistatore accomunandolo a Bernardino Telesio cui l’artista ha dedicato un opera teatrale dai contenuti rivoluzionari.

Un uomo intelligente penso io. Tanto intelligente da farsi capire.
Quaranta minuti per capire che la verità interiore è come la felicità: davvero una piccola cosa e la si può trovare dovunque. Anche nell’arte.
Beh, non so se sia un’eresia cercare la propria verità interiore nell’arte so però una cosa: noi non sappiamo comunicare in pubblico.
Certo ci sono delle eccezioni e persone tanto speciali da comunicare con disinvoltura. Ma sono poche. E la vita, e il sano diritto di capirci qualcosa, non è un salotto riservato a pochi intimi.

Eppure molti, sembrano, non pensarla così. Congressi, matrimoni, riunioni, trasmissioni televisive sono piene di questi stupratori della parola.
A volte essi riescono miracolosamente nel proprio intento. Alcuni poi, sbancano l’Auditel, altri ancora diventano commendatori della Repubblica.
Tutti gli altri invece?

Gli altri sono confusi, vaghi, monotoni, ripetitivi e snervanti. Talvolta sono richiamati addirittura dal pubblico e redarguiti con lo sguardo dalla moglie. Ma le mogli sono donne con la testa sulle spalle che si stancano presto d’accudire uomini così impegnati ad ascoltarsi che non hanno tempo di controllare se il pubblico stia facendo lo stesso.
E le separazioni aumentano. Le domande invece restano. E siccome non vanno via, proviamo a farcele.

Perché accade questo?
Perché consideriamo il parlare un atto spontaneo e naturale.
Oggi tutti possono andare in televisione a dire qualunque cosa gli passi per la testa. Un tempo invece, non era così.
La parola era una conquista. Non tutti potevano permettersela e ci s’impegnava a morte pur di impossessarsene . Qualcuno addirittura apriva un libro. Sfogliandolo, i più volenterosi capivano che prima d’essere degli oratori dovevano essere dei lettori. Dei lettori talmente appassionati da divertire il pubblico. Questo non significa che tutti quelli che sanno comunicare siano dei pagliacci. Anche se alcuni lo sembrano, sono solo persone che deliziano il pubblico con la propria arte.

Gli americani lo sanno bene e per questo che anche di fronte alle tragedie sanno reagire. Sono abituati sin da piccoli a comunicare tra loro. In modo chiaro, conciso e divertente. Noi accumuliamo soltanto nozioni che non serviranno a nulla. Perché sostanzialmente non sapremo a chi comunicarle.
Lo sfacelo è già cominciato.

Provare per credere.
Osservate l’aria beata dei nostri parlamentari mentre sonnecchiano durante le dichiarazioni di voto e le manifestazioni ufficiali.
Disgustomatico.

Gaetano Santandrea

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