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6 Maggio 2011

La dura legge del gol…

La fine del liceo è il fischio d’inizio. All’improvviso, indipendentemente da quanto tu sia pronto, puoi solo iniziare a correre verso la laurea. L’allenamento, pur essendo stato lungo cinque anni (per qualcuno anche qualcosina di più) inaspettatamente sembra essere servito a ben poco. Ora si fa sul serio, ogni esame è una partita che non puoi perdere. Sei chiamato costantemente a mettere in gioco tempo, soldi e passioni. Sbagliare una partita significa rischiare di perdere il campionato, andare fuori corso e ricominciare tutto daccapo, rigiocare le stesse gare.

Da solo devi fare ciò che normalmente farebbe una squadra intera. Prepararti nel modo giusto, organizzare il tuo tempo, spesso anche gestire il “bilancio societario”, scegliere la giusta strategia. Tutto per quei pochi minuti d’esame in cui scenderai in campo e dovrai dimostrare la tua classe (la tua capacità di linguaggio o di calcolo), la tua tecnica (il tuo metodo di studio) e la tua resistenza (in particolare allo stress). Ogni anno è un campionato, una gara con te stesso da cui puoi uscire vincitore o vinto. Puoi metterci tutta la passione che vuoi, puoi giocare anche bene ma basta un solo errore della difesa e la partita è persa.

Alla fine del percorso, se sarai riuscito ad arrivarci, intorno a te avrai decine e decine di fotografie che ti ricorderanno dei tuoi compagni, dei tuoi successi e delle tue esitazioni, di tutta la fatica e di tutta la partecipazione che sei stato in grado di mettere in un progetto che si è preso anni interi della tua vita. Davanti a te ne avrai visti passare tanti che avranno barato comprando le partite, tanti che avranno preferito cambiare maglia o addirittura sport.

Dopo tutti i momenti passati a sudare arriva finalmente la laurea, ed è come se avessi vinto il campionato. Il tuo sogno si è realizzato, avrai un giusto stipendio, la promozione in Serie A e il lavoro dei tuoi sogni. Un momento, forse c’è qualcosa che non quadra.

Si, hai vinto il campionato, sei stato un ottimo giocatore ma, purtroppo, per la promozione “le faremo sapere”, nel frattempo, però, “potrebbe fare uno stage non retribuito”! Vi sembra normale prendere un giocatore che ha vinto il campionato e chiedergli di giocare in eccellenza? Vi sembra giusto chiedere a chi ha già lottato sul campo per cinque o più anni, vincendo le sue battaglie una dopo l’altra, chiedere di giocare anche i supplementari gratis o addirittura pagando per lavorare?

Viene da chiedersi se la scelta migliore non sia, in fin dei conti, cambiare campionato. Dopotutto non esiste solo la Serie A. C’è la Liga spagnola, la Premier League, la Bundesliga etc etc..

Tommaso Ceruso

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