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27 Maggio 2011

Le dure prove di uno studente fuori-sede: la Convivenza

Essere uno studente fuori sede comporta dei sacrifici di base, come l’allontanarsi dalla propria casa, dalle proprie amicizie dalle proprie abitudine. Pensare che andando a vivere da soli consolidi la propria indipendenza, e ritrovarsi a vivere in case con quattro estranei come coinquilini; scoprendo, piano piano, che non si è veramente indipendenti, che le proprie abitudini dovranno confrontarsi con le abitudini degli altri, che stare a stretto contatto potrebbe essere nocivo per il proprio stato psichico.

Orari di vita, standard di pulizia e budget differenti, mettono a dura prova anche gli animi più accondiscendenti e magnanimi; l’assenza di privacy e della proprietà privata inceneriscono anche gli ideali degli studenti più socievoli. La disponibilità iniziale verrà scambiata per debolezza e si dovrà col tempo trasformare in pazienza. La dura lotta interiore fra libertà individuale e rispetto per il prossimo si manifesterà in tutta la sua complessità.

E’ così che, tornando a casa dopo 10 ore di università, ci si troverà di fronte a vari esemplari di fauna umana che occupano la propria stanza condivisa con un’altra persona. E’ così che una notte di studio di un coinquilino si trasforma in tortura per l’altro. E’ così che i piatti restano nel lavandino per giorni e il bagno sporco per settimane.

Tutto ciò che inizialmente sembrava scontato e banale diviene battaglia quotidiana, dalla raccolta differenziata al diritto di dormire.
Se “la libertà di un individuo finisce dove inizia quella dell’altro” per gli studenti fuori sede costretti a convivere non vale. Per loro esiste solo la legge della natura, dove il più debole soccombe o si trasforma a sua volta in carnefice.

Andare a vivere con gli amici, spesso non risolve il problema. Avere a che fare con le persone per qualche ora è molto diverso che averci a che fare quotidianamente anche nella propria intimità. E’ così che persone che credevamo speciali si trasformano in insopportabili nemici, perché una cosa è avere a che fare con persone quando se ne ha voglia, quando si ha il tempo e l’umore adatti e un’altra è esserne obbligati, anche quando ci si vorrebbe rinchiudere in se stessi.

Fortunatamente non tutte le case sono così. Non è solo questione di carattere, ma stranamente è anche una questione di fortuna. Nella vita ci vuole fortuna in tutto: dal lavoro al fidanzato, dagli esami ai coinquilini.
E quando vedi le case che funzionano, quelle che appena entri senti l’odore di Casa, che ti mettono serenità, da cui non vorresti uscire, capisci che un trasloco a breve sarà necessario.

Irene Cassaniti

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