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2 Maggio 2011

Rischio Estinzione: ecco l’Arca di Noe del Dna

Gran parte delle specie animali e vegetali sono in preda ad una delle più imponenti estinzioni di massa mai verificatesi sul pianeta terra. Il responsabile, neanche a dirlo, è l’uomo. La comunità scientifica ritiene che la varietà delle forme viventi presenti in un ecosistema in equilibrio stia correndo seri rischi. 

Ricerca

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La biodiversità, ovvero lo studio delle relazioni che le specie protendono ad instaurare con il loro habitat, fa da cartina al tornasole della precarietà del nostro ecosistema. Più di un terzo della flora e della fauna del mondo è a rischio estinzione. Il 70% della flora terrestre rischia seriamente di epurare. Delle 47.678 specie inserite nella relazione dell’Unione Internazionale della Natura (Iunc), 17.292, il 36% rischierebbero l’estinzione.

Secondo l’Iucn delle 6.285 specie di anfibi nel mondo 1.897 sono in pericolo, e questo li rende la classe più a rischio. Secondo l’ultimo aggiornamento reso noto in Svizzera dall’Iunc, su 876 specie, di mammiferi, rettili, anfibi, pesci e piante, il 2% risulta estinto, mentre il 22% dei mammiferi, il12% degli uccelli, il 29% dei rettili, il 7% dei pesci di acqua dolce, il 37% degli invertebrati e il 32% degli anfibi sono minacciati.

Sintomatica, la decisione di vietare la caccia agli squali presa dal Governo di Palau, Stato-arcipelago delle isole nel Pacifico occidentale. Circa 610 mila chilometri quadrati d’oceano, saranno così al riparo dai cacciatori di frodo. La ricerca scientifica negli ultimi decenni ha fatto passi da gigante. Ciò che prima poteva apparire impossibile o fantascientifico, adesso risulta tecnicamente realizzabile.

Di recente, un consorzio mondiale composto da 68 ricercatori, denominato “Genome 10K Community of Scientists”, coordinato dal prof. David Haussler dell’Università di Santa Cruz ha presentato un progetto volto ad attutire la potenziale estinzione delle specie di animali a rischio. Il progetto prevede la trascrizione del codice genetico di 10.000 vertebrati ovvero 1/6 di tutte le specie viventi.

Questa “Arca di Noe del Dna” del ventunesimo secolo sarebbe in grado di ospitare mammiferi, uccelli, anfibi, pesci e rettili in via d’estinzione o estinti. Inoltre porrà luce sui meccanismi di adattamento all’ambiente degli animali al fin di garantire prevenzione nella lotta contro gli effetti dei mutamenti climatici.

“Uno dei problemi più affascinanti del XXI secolo- spiegano i ricercatori- sarà la ricostruzione del nostro passato biologico, che ci renderà edotti delle ragioni poste alla base delle evoluzionismo animale”.

Antonio Migliorino

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