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23 Maggio 2011

Scandalo in Tibet: la Cina e la logica del Quanqiuhua

La logica cinese del progresso sregolato rischia di compromettere, seriamente, l’ecosistema tibetano.All’ombra dei Monasteri Tibetani, interrate tra le siepi del tempo e dello spazio, sgorgano sorgenti di conoscenza ancestrale. Bellezze onniscienti fanno da sfondo alla sublime architettura naturale, ad un dipinto orientale edulcorato da colori atavici, eterei, profondi come l’animo di chi vi dimora.

Il Tibet, tempio del Buddismo, è la dimostrazione di quanto l’ecumene terrestre sia variopinta ed irta, allo stesso tempo, di beltà spirituali e naturali. Purtroppo, col passare degli anni, questo tempio dell’umanità rischia seriamente di essere trafitto dalle lame del progresso sregolato e frenetico, ergo da un’evoluzione agnostica ai principi dello sviluppo sostenibile.

La trasfigurazione tibetana affonda le sue radici nello sviluppo economico cinese, nell’era dell’esaltazione della logica del Quanqiuhua. Seppur ramingo e truffaldino, l’adagio cinese è una sinfonia che piace molto al mondo occidentale perché decanta il progresso e le sue trasversali speranze, trasponendo in orchestre e teatri internazionali la sua impalpabile logica.

Al di là del bene e del male, la Cina si candida come superpotenza del terzo millennio. Si stima che in soli tre anni la leadership mondiale passerà nelle mani di Pechino, e che ad oltrepassare l’oceano pacifico sarà altresì il nefasto record delle emissioni di gas carbonici. Il suo mercato interno conta 1,3 miliardi di persone, ed è il più numeroso del mondo.

Entro il 2030 ci sarà un aumento globale dei consumi energetici del 53%, e circa 41 miliardi di tonnellate saranno dispersi nell’atmosfera. Il 72% di questo aumento sarà dovuto a Cina ed India. Ogni anno la Cina rilascia nell’atmosfera 27 milioni di tonnellate di anidride solforosa, più del doppio degli Usa. E’ in grado di bruciare più carbone di Europa, Usa e Giappone messi insieme.

La forza dello sviluppo cinese è data dall’imponente esodo migratorio dalle campagne verso le città che riguarda ben 14 milioni di persone all’anno. Le grandi metropoli come Pechino, Shanghai e Canton, negli ultimi 10 anni hanno adottato una serie di misure per ridurre dell’11% entro il 2010 le emissioni di anidride solforosa e il conseguenziale fenomeno delle piogge acide, che attanaglia oltre il 38% delle città.

Il guaio è che, nonostante tali riduzioni, i quantitativi tossici rilevati in molte città cinesi sono ancora superiori ai limiti stabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità pari a 20 g/m3. Di recente il Dalai Lama ha accusato la Cina di danneggiare sistematicamente l’ecosistema tibetano, di avvelenarne le falde con rifiuti tossici, nucleari e batteriologici.

Uno studio dell’Istituto di climatologia dell’Università del Colorado ha messo in rilievo lo scempio perpetrato sul tetto del mondo, attribuendone le colpe alla deforestazione e al bracconaggio promosse dalle autorità cinesi. Un tempo, la landa tibetana era abitata da una miriade di specie animali e vegetali.

Circa 11.000 specie di piante, tra cui betulle, querce e conifere d’impronta millenaria e ben 725 di animali rendevano mite, autentico e paradisiaco l’intero altopiano. In soli 55 anni, da quando ebbe inizio l’occupazione, il governo di Pechino ha reciso circa il 50% del patrimonio forestale per ricavarne materiale da costruzione.

Per i ricercatori dell’Università di Mulhouse, i cinesi hanno denudato progressivamente il Tibet senza attuare alcuna azione di rimboschimento.

“Al di là delle promesse e delle raccomandazioni fatte a Pechino da organismi internazionali, il Governo cinese ha liberalizzato la caccia, eliminando 30 specie autoctone.- spiega Ulrich Gruber, professore di zoologia dell’Università di MulhouseNegli ultimi anni, i neo capitalisti stanno attuando delle vere campagne di safari, sterminando, a pagamento, migliaia di animali.”

Come se non bastasse la Cina sta trasformando il Tibet in una sorta di discarica, trasportandovi tonnellate di rifiuti e scorie radioattive. Secondo gli scienziati, tra il 1990 e il 2000 circa 26.000 persone sarebbero morte a causa di tumori concitati da contaminazioni delle falde e dei terreni o da radiazioni.

Tutto questo, però, non conta. Ora come ora è importante, in quel di Pechino, solo il potere economico ed industriale; è questa, dunque, la logica della Cina, la logica del “Quanqiuhua” cioè della produzione sregolata e deleteria per il Tibet e per l’intero pianeta.

Antonio Migliorino

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