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19 Maggio 2011

“Vogliono chiudere Radio Zammù”

C’era una volta un progetto, quello di una radio libera che raccontasse e vivesse l’Università in prima persona, senza censure e restrizioni e che fosse fortemente legata con il territorio, Zammù è infatti il nome della classica bibita all’anice dei chioschi catanesi che riassume anche “izZAuaMMaddUnivessiti” (it’s our mad mad university). Poi, all’improvviso, questo progetto è diventato realtà e nel maggio 2007, oltre a trasmettere online, è riuscita a conquistare anche una frequenza FM (101,00) arrivando in tutta la provincia di Catania. Un bel sogno, nato e vissuto all’interno dell’università che ora, però, rischia di terminare con un brusco risveglio.

Abbiamo intervistato Roberto Sammito, membro della redazione giornalistica di Radio Zammù che ci ha raccontato la sua esperienza.

Caro Roberto, per chi non lo sapesse, ci puoi spiegare cos’è Radio Zammù?

Radio Zammù è la radio dell’università di Catania. E’ nata nel 2005 da un laboratorio della facoltà di Lingue e negli anni è diventata una delle realtà universitarie più apprezzate. Facciamo informazione, cultura e intrattenimento, il palinsesto giornaliero conta 11 ore di diretta. Abbiamo una redazione giornalistica stabile e in totale contiamo circa 35 collaboratori.

Come è iniziato il tuo percorso all’interno di questo progetto?
Ho letto un annuncio sul sito della facoltà di Lingue, cercavano studenti che avessero voglia di provare “a fare la radio”. Ho mandato una mail al coordinatore del progetto, Gianluca Reale, e sono stato invitato ad una riunione. Pensavo di trovare una radio ma mi sbagliavo. Ho trovato un’idea e 5 studenti che la condividevano. Da quella riunione in aula 24 è nata la radio.

A chi è destinata Radio Zammù? Che tipo di pubblico avete?

Il nostro target è molto vario, la stratificazione non è per età ma piuttosto per interessi e livello di studio. I nostri ascoltatori sono gli studenti, i professori e tutta l’università in genere. Dal 2007, con il passaggio su FM, abbiamo allargato la programmazione per colpire nuovi pubblici. Ci siamo aperti alle attività culturali e ai loro frequentatori, ci siamo rivolti a tutte quelle persone che a Catania cercavano una radio di contenuti e musicalmente ricercata. Lontana dalle emittenti commerciali.

E’ vero che a breve potreste andare fuori onda in modo definitivo?

E’ un rischio reale. Abbiamo chiesto chiarimenti all’ateneo con una lettera protocollata il 28 marzo scorso. Abbiamo chiesto se l’amministrazione centrale aveva pensato al futuro degli studenti che collaborano con la radio, se li voleva integrare nella nuova Radio Zammù che sta creando o se ne vuole fare a meno. Nessuno ci ha risposto. È un atteggiamento che abbatte il morale. Radio Zammù sarà in onda su una nuova frequenza questo è certo, al momento noi non sappiamo se ci saremo.

Come siete stati avvisati della decisione di farvi chiudere?

Non siamo stati avvisati. Abbiamo scoperto il bando per il cambio di gestione per caso, ci hanno detto che dal primo giugno si insedierà il nuovo gestore e che gli studi saranno in via Umberto i sette impiegati che il 17 maggio sono venuti in radio per fare un sopralluogo tecnico. Questi ci hanno detto che non conoscevano il nome del nuovo gestore, allora abbiamo alzato la cornetta, chiamato alcune radio locali e quando abbiamo composto il numero di Rmb ci hanno detto che erano loro ad essersi aggiudicati il bando.

Le istituzioni stanno facendo qualcosa per far sopravvivere questo progetto?

Dal punto di vista amministrativo ci sono questi due bandi altro non so. Non so se hanno già previsto del personale. Di sicuro se c’è non fa parte dell’attuale redazione di Radio Zammù.

Voi cosa state facendo per continuare a far sentire la vostra voce?

Raccontiamo agli ascoltatori tutto quello che succede, dai sopralluoghi alle poche informazioni che raccogliamo. Leggiamo comunicati a raffica e usiamo i nostri canali di comunicazione per tenere il dibattito vivo.

Perché, a tuo parere, Radio Zammù dovrebbe continuare ad esistere?

Leggi la nostra bacheca su Facebook, sono gli ascoltatori a dirti qual è la forza di questo progetto. Parla con i docenti con cui discutiamo in diretta e raccogli le loro opinioni su noi. In questi sei anni abbiamo unito la comunità universitaria, abbiamo seguito gli incontri più importanti in diretta: dall’elezione del rettore al palio delle facoltà, dalle inaugurazioni degli anni accademici alle manifestazioni degli studenti. Abbiamo raccontato l’università. Siamo stati rispettosi dell’amministrazione ma sempre liberi e aperti a tutti.

Il 24, 25 e 26 Maggio l’Unical ospiterà il Festival delle Radio Universitarie.
Voi, a prescindere da tutto, ci sarete?

Certo, il Fru è un’occasione di incontro e scambio con le altre realtà universitarie. I workshop ci permettono di imparare e conoscere aspetti nuovi. La radiofonia universitaria è viva e fluida, bisogna ogni tanto incontrarsi e scambiarsi le best practice per migliorarsi.

L’esperienza di Radio Zammù è esemplificativa di ciò che accade a molte radio universitarie italiane, un servizio utile e interessante, completamente dedicato agli studenti e pronto a far sentire la loro voce ma estremamente fragile perché privo di tutele istituzionali e economiche.

Noi speriamo che Radio Zammù possa continuare a trasmettere e anzi possa risuonare in tutta Italia per raccontare di come un sogno concepito e sviluppato da universitari e per gli universitari possa ancora diventare realtà. Di radio libere, anche in tempi lontani dalla ormai quasi leggendaria Radiofreccia di cui narra Ligabue, c’è e ce ne sarà sempre e comunque bisogno.

Tommaso Ceruso

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