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25 giugno 2011

Abbasso le “consulenze accademiche inutili”

L’Italia è un popolo di diffidenti.

Non si fida di se stessa né delle proprie risorse.

Facile poi, per chicchessia, bastonarla alla prima disattenzione.

E’ una questione di fiducia e d’autonomia.

L’Italia non ne ha, e non lo è.

E non basta a mitigar la pena, citare lo strafalcione di questo e quell’altro politico per capire il perché di tutto questo,

Basta protezioni. Quelle usatele al mare se avrete abbastanza soldi e sufficiente benzina per andarci.

Io voglio parlar d’altro.

Di una debolezza umana che troppe volte è scambiata per un valore aggiunto: la consulenza esterna .

Chi è il Consulente esterno? Un’ eccellenza in una particolare branca dello scibile umano, che ha rinunciato alla pesantezza dei formalismi del suo originario ambiente lavorativo, per circondarsi della gagliarda gioventù di ragazzi volenterosi e inconsapevoli di quanto costino le loro lezioni: tanto, troppo. Di sicuro di più di quanto costerebbe migliorare le condizioni di sicurezza di qualsiasi ateneo d’Italia.

Un costo esagerato per un Paese come il nostro che è ricco di cultura, ma se ne vergogna perché non è alla moda e non aiuta ad azzeccare la combinazione vincente del Superenalotto.

Tutto questo è contraddittorio e blasfemo lo sanno tutti, eppure questi docenti a ore vivono ancora nella nostra cara, ultracentenaria penisola e gozzovigliano allegri nelle nostre università prendendo per poche ore, quello che dei poveri cristi non guadagnano in un mese di onesto lavoro.

Perché? Perche?? Perche???

Se proprio si ha bisogno di una consulenza perché non affidarsi ad un sagace e reattivo laureato piuttosto che a dei vecchi, barbosi con il tassametro in mano e la papalina in testa?

Risposta: le brutte abitudini in Italia non passano mai di moda e dribblano anche le conquiste della storia.

Anni di dominazioni e soprusi, ci hanno abituato a guardare sempre agli altri con occhi pietosi e pien di lacrime nella speranza, il magnaccia di turno, non ci stuprasse brutalmente e ci buttasse via all’angolo di un buio marciapiede .

La nostra unica preoccupazione è sempre stata quella di controllare come stavamo fuori piuttosto che quella di vedere quanta forza avessimo dentro per reagire.

Portatori sani di questa atavica inettitudine psicologica, la nostra vita s’è formata sulla base di un primitivo, stucchevole baratto: adulazione per beatitudine.

Non occorre qui impegnarsi in una dura requisitoria politica. Non avrei lo spazio né la competenza.

Basta leggere una mail. Una di quelle che inviamo quotidianamente ai nostri professori sperando in un “pronto riscontro”.

Bene: prendetene una. Fatto? Bravissimi. Lo spettacolo può cominciare.

Mentre i giovani studenti inglesi e americani iniziano le missive ai loro theacher in maniera scanzonata e informale, noi timorosi discepoli italiani li bombardiamo con iperboli e superlativi ridicoli considerando egregi, carissimi ed illustri, uomini grigi, costosi, e sconosciuti ( se le loro lezioni non fossero con l’obbligo di frequenza chi mai se li filerebbe?)

Spegnete il computer ora, e prestate attenzione alle parole che usate e /o leggete.

Chiamate chiarissimo un oscuro barone universitario, stimatissimo chi disprezzate, gentilissimo chi vi tratterà male o vi farà attendere ore in corridoio prima di ricevervi.

Le strade d’ogni paese d’Italia poi, sono pieni d’Onorevoli e Presidenti anche se ormai sono cariatidi in pensione o peggio ancora sono stati in carcere.

Diventare Dottori poi, è quasi un motivo di scorno e le persone con abbastanza sale in zucca preferiscono di gran lunga ancorarsi al vecchio, caro nome e cognome.

Ma sono poche purtroppo.

Moltissimi invece quelli che parlano di se stessi in terza persona

Un esempio può aiutare a chiarire.

Gianni non è d’accordo.

Una volta questo Gianni era basso, grasso e brutto e v’infastidiva sempre in sala giochi chiedendovi delle monete per il flipper e alla ventesima volta che vi picchiettava frenetico sulla spalla chiedendovi soldi potevate pure mandarlo a quel paese.

Oggi Gianni è ancora basso, grasso e brutto, ma vi elargisce lo stipendio alla fine del mese e vi conviene star zitti.

Perché ?

Semplice: è il Capo, il Presidente, ha una macchina super, una fidanzata top e un biglietto da visita bellissimo.

E’ in Italia il biglietto da visita conta tantissimo.

Più è eccentrico, più sei creativo, originale e importante.

E se sei brutto e hai un alito pestilenziale poco importa.

Basta il bigliettino da visita ad abbellirti l’esistenza. E la carica presidenziale naturalmente che non è importante per quello che devi fare, ma per lo sfizio che ti aiuta a togliere e per le foto in cui ti fa apparire

Ne consegue che in Italia tutti sono a capo o presidenti di qualche cosa.

Alla faccia della semplicità e della chiarezza.

Una soluzione comunque ci sarebbe. Basterebbe provare a semplificare. Ma l’Italia è un rebus difficile da risolvere, e in ogni caso mi sembra più semplice azzeccare la combinazione vincente del Superenalotto.

A proposito cari lettori/ lettrici: avete qualche numero?

Gaetano Santandrea

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