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10 giugno 2011

Il peso del proprio diritto a decidere

Qualche giorno fa sul nostro giornale la pubblicazione dell’articolo “Referendum, la difficile scelta degli studenti fuori sede: torno o non torno a casa a votare? Molti giovani saranno esclusi dal voto perché impossibilitati a scendere: molte università fissano esami e attività per il 13 Giugno” di Arturo Catenacci.

Passano i giorni e la data di questo, oserei dire importantissimo referendum, si avvicina. Persistono tuttora perplessità sul da farsi: a quale santo appellarsi? A cosa dare priorità? Studio? Al mio ruolo da cittadino italiano che deve contribuire a prendere decisioni che concernono il nostro paese?

Magari qualcuno è riuscito e riuscirà a conciliare le due esigenze, ma tanti, invece, hanno dovuto dare priorità e precedenza agli esami, volente o nolente.
Questo referendum è però davvero un momento molto importante per la nostra nazione. Saranno prese delle decisioni che davvero potranno condizionare ognuno di noi e il nostro futuro nonché dei nostri figli.

Parliamo di rimettere in piedi le centrali nucleari, riaccogliendo in Italia un sistema di produzione energetica che forse ridurrà i debiti italiani, che forse produrrà un’energia più “pulita”, ma che senz’ombra di dubbio è uno tra i più rischiosi per la salute e per le nostre vite. Si veda l’ultimo esempio di quanto è successo in Giappone, caso né unico tantomeno ultimo. La vittoria del no a questo referendum permetterebbe la costruzione di nuovi impianti nucleari su tutto il territorio italiano.

Si voterà inoltre per il legittimo impedimento, forse una delle cose più contestate al mondo politico negli ultimi anni soprattutto. Ma di cosa parliamo? La norma in vigore consente al premier e ai ministri di autocertificare il proprio impedimento a presentarsi in udienza: dopo la sentenza della Consulta invece l’impedimento deve essere stabilito dal giudice. La vittoria del sì al referendum in questo caso abrogherebbe tale legge e sia il Premier che i Ministri potrebbero avvalersi del legittimo impedimento come se fossero dei semplici privati cittadini.

Ma passiamo all’ultima scheda, quella relativa alla gestione dell’acqua. In questa tornata di referendum si potrebbe rischiare di avviare un processo di privatizzazione senza pari dell’acqua pubblica. Questo significherà un forte rincaro del prezzo dell’acqua che andrà a sommarsi alle già aumentate tasse che affliggono ciascun cittadino.

Io stessa mi rendo conto che dare priorità ad un esame universitario abbia la sua spiegazione lecita e sia una scelta dettata da un sicuro senso di responsabilità. Ma vorrei che ciascun studente in questo momento ragionasse e riflettesse sugli effetti della propria rinuncia a partecipare al referendum. Oltre che studenti, penso che ognuno debba sentirsi un cittadino, portatore di doveri, ma anche di diritti. E il referendum è un nostro diritto.
Lunedì forse avrò anche superato brillantemente l’esame tanto odiato, ma domani dovrò “pagare per davvero” l’acqua, da studente o da lavoratore; forse avrò rinunciato a dare il mio voto, ma domani sotto casa mia aprirà un gigantesco impianto nucleare…

E’ questo che bisogna pensare, no all’oggi, al qui e subito, ma soprattutto al “che ne sarà di noi” se non esprimiamo il nostro dissenso o assenso il prossimo week end. Questo mio articolo non pretende assolutamente di condannare chi sceglie di rimanere nella propria casa fuori sede a studiare: come già detto, lo ritengo comunque un fare responsabile. Ma occorre riflettere e interrogarsi sul futuro che ci si prospetta in base agli esiti di questo referendum e, soprattutto, non bisogna assolutamente pensare, come fanno in tanti, che il proprio voto, la propria partecipazione non faccia testo, non abbia peso.

Per raggiungere il quorum occorrono 25.332.487 voti. Se ogni studente fuori sede si astenesse, mancherebbe una fetta importante di aventi diritto.
Non importa il proprio assenso o dissenso rispetto alle possibili abrogazioni, occorre esplicare il proprio diritto di cittadini. Il nostro paese concede poco potere decisionale ai cittadini. il referendum è uno dei pochi esempi di un momento di democrazia diretta, toccabile con mano. Proprio per questo, non possiamo permetterci di sprecare quest’opportunità, anche se per un motivo nobile…

Pasqualina Scalea

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