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20 giugno 2011

L’esame di maturità tre anni dopo e lontano quasi 1500 Km

Comincerà mercoledì 22 giugno il temutissimo esame di Stato, insieme al susseguirsi di servizi televisivi con interviste dell’esperto che raccomanda normalissime diete per tenere lucida la mente e che rassicura sul fatto che una buona dose di stress è in realtà utile in quanto stimolo in più alla riuscita. La vendita di propoli tocca livelli altissimi, quasi quanto quella dei libricini che riassumono un anno di cronaca italiana e mondiale in temi scritti da non si sa chi, illudendo che sarà uno di questi capolavori formato polly poket ad uscire la mattina del tema di italiano. Le voci di corridoio volano veloci. C’è sempre quella conoscente dell’amica di tua zia che lavora al Ministero e che “ve lo giuro”, sa di cosa tratterà il saggio breve. Impossibile non riporvi gran parte delle vostre speranze.

Oltre a sogni apocalittici, si succedono sogni rivelatori; sarà qualche personaggio storico a sussurrarvi il nome dell’autore greco o latino della versione, o Lucano stesso a mettervi in tasca la parte di testo da tradurre. “Guarda stanno intervistando all’uscita del Visconti”, mi dice ogni anno mia madre indicandomi sullo schermo i nuovi maturandi del mio vecchio liceo, portando a galla una certa dose di partecipazione e ricordi. Come quando la sera prima del tema si diffuse la voce del saggio breve sull’Amore, e dell’analisi del testo su Svevo. Poi il giorno dopo nel saggio breve si doveva sviscerare quel personaggio mitologico dello Straniero, e Svevo invece era Montale. Ma almeno la soddisfazione di aver avuto in pugno per una notte una particina di quell’esame che poi si scoprirà essere del tutto imprevedibile e casuale c’è stata.

Cosa resta, del caldo di quelle giornate frenetiche in cui memorizzare un sapere enciclopedico che spazi dalla dimensione delle stelle, alla concezione della famiglia in Pascoli, alla dimostrazione degli asintoti, al paradigma di quel verbo greco( ma perché era un verbo?) della versione? E l’entusiasmo nel plasmare una tesina sorprendentemente originale che può essere smontato dall’accenno di sbadiglio di un commissario troppo stanco di ascoltare per la decima volta quella che pensavate essere una tesina esclusiva?

A tre anni dalla mia Maturità, 1500 chilometri di distanza (tra Roma e Parigi) e una ventina di esami universitari dopo, come ricordare l’esame? Come convincere una cugina alle prese con la maturità che questi giorni così pesanti, riappariranno anche dopo un po’ di mesi, per il primo esame universitario, e poi per il primo esame Erasmus, e poi per la Laurea? Avrebbe forse più senso suggerire di concentrarsi sullo studio per i test di accesso alle sempre più numerose università a numero chiuso? Ridimensionare il valore dell’esame di maturità è forse il consiglio più sensato che si possa dare. Ma l’impresa non è così facile visto che quando si è maturandi, l’esame è l’ostacolo insormontabile, l’incubo, il peso dal quale ci si libererà presto, la prova di iniziazione per entrare in un nuovo periodo della vita, la libertà. Finalmente all’università si potrà studiare ciò che si vuole, e il pessimismo cosmico di Leopardi oppure l’elettromagnetismo saranno un ricordo lontano, almeno così si pensava.

Il ricordo di quei giorni di fuoco resta vivo, ma la rabbia verso quell’amato e competente professore le cui risposte alle interrogazioni, qualsiasi esse fossero, non lo avrebbero comunque soddisfatto lascia spazio a un sorriso. Tutto lo stress, il momento in cui ci si siede davanti la commissione, il senso di vuoto una volta alzati da quella sedia, si ricordano, nemmeno troppo sbiaditi. Ma alla fine del temutissimo orale, cos’è cambiato? Io mi ritrovai a ripercorrere come ogni giorno di liceo la via di casa, pensando che sì, avevo affrontato un esame di dimensioni gigantesche ma chiedendomi cosa fosse cambiato, per poi rimandare la domanda tuffandomi in un bagno liberatorio nelle limpide acque del mare di Ostia. Scegliere l’università sostituì rapidamente lo stress da maturità. Poi una volta all’univeristà ci si accorge che anche lì si può rincontrare quel professore le cui risposte non saranno mai quelle che vorrebbe sentire, che non tutti gli esami saranno affrontati con l’entusiasmo che si pensava, considerando che non tutti saranno più interessanti o del pessimismo cosmico o dell’elettromagnetismo.

Alla fine però, a distanza di tre anni mi sembra che lo sforzo , lo stress con cui si è affrontata la maturità non ha soltanto segnato la fine di un lungo percorso scolastico riassunto in un voto compreso tra il 60 e il 100. E’ servito a qualcosa, forse ci ha preparati. Anche perché se è vero quanto sostengono genitori e zii, ovvero che il momento dell’orale si riaffaccia ancora dopo anni nei peggiori incubi, qualcosa vorrà dire.

E a voi cos’è rimasto di questo mitologico esame di maturità?
Lasciate la vostra esperienza in un commento!


Benedetta Michelangeli

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