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15 giugno 2011

L’Italia s’è desta: adesso è il momento della concretezza

Le elezioni amministrative e la massiccia partecipazione al voto referendario del popolo italiano hanno messo in evidenza una forte volontà di cambiamento di milioni di cittadini che si sono riappropriati del diritto sacrosanto di essere padroni del proprio destino, protagonisti delle scelte che interessano la sfera dei diritti fondamentali e inalienabili di un popolo e hanno manifestato con forza la volontà di decidere sul proprio futuro.

Dalle urne è stata bocciata la politica governativa sul sistema energetico e sulle risorse del paese. Sembra dunque che l’ Italia si sia destata dal sonno, dal torpore, dall’anestesia iniettata dal potere che attraverso media e scelte politiche aveva ridotto gli elettori a semplici numeri su cui fondare il proprio consenso.

Tuttavia non è solo la classe dirigente del paese ad essere stata bocciata ma, se si analizza in profondità, gli italiani hanno mandato un chiaro e netto segnale a tutta la classe politica. Un messaggio inequivocabile attraverso il quale si invita, quasi si obbliga i politici a tornare ad occuparsi dei problemi concreti della gente. Gli italiani umiliati, offesi da un sistema politico che salvo qualche eccezione, si è totalmente disinteressato dei problemi del paese hanno rialzato la testa, hanno detto basta alla politica urlata e offensiva, ai giochi di palazzo, alle strategie e agli schemi demagogici e incomprensibili, alle leggi promulgate nell’interesse di pochi.

C’ è un Italia che lotta, che suda, che sgomita per vivere decorosamente. Operai, studenti, insegnanti, precari intendono risollevarsi e riscattarsi, sono stanchi di subire in silenzio, di vedere l’opulenza di una cerchia ristretta di magnati e profittatori, mentre loro muoiono di fame o non riescono ad arrivare a fine mese. Hanno detto basta alla casta degli intoccabili. Una protesta vibrante e potente, trasversale attraverso cui ogni singolo cittadino si sta riappropriando della propria dignità.

La protesta però adesso si deve trasformare in proposte concrete di cambiamento, ora i cittadini devono pretendere il conto da chi ha fatto false promesse, chiedere con forza cosa desiderano per cambiare il paese, incanalare questa forza in atti concreti, propositivi, devono in sostanza riappropriarsi degli spazi della politica e fattivamente, ciascuno facendo la propria parte, impegnarsi per il cambiamento effettivo, altrimenti la protesta diventa un semplice no che non porterà a un reale cambiamento.

La politica dal canto suo deve aprirsi alla società civile, venire incontro alle esigenze del paese, risolvere i drammatici problemi e introdurre nei partiti politici elementi provenienti dalla società civile, i quali assieme a quei politici capaci, siano in grado di concretizzare le idee messe in campo in questi mesi.

Il ciclo politico dell’uomo solo al comando, del leader carismatico e populista è finito, bisogna dunque riaffermare la centralità della politica intesa come forza collettiva di miglioramento delle condizioni sociali, forza di affermazione dei diritti di tutti, strumento attraverso cui introdurre meritocrazia e rispetto di ogni singola individualità.

In concreto cosa può fare la politica?. Anzitutto le sfide sono molteplici e grandi. Chi governa, e chi governerà successivamente, deve ripensare la propria azione politica, organizzare un nuovo piano energetico, mettere in campo misure di contrasto alla crisi economica, attuare una riforma seria della giustizia e non una giustizia salva premier, eliminare il precariato, abolire le riforme dannose del mondo della scuola e delle università, attuare una operazione di pulizia morale ed etica della politica.

Concludendo quindi L’ Italia s’è desta ma ora deve anche alzarsi le maniche e operare il cambiamento concretamente.

Vincenzo Amone

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