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13 giugno 2011

Referendum: L’Italia si sveglia (incazzata), cosa cambia?

La fine del nucleare, la fine della privatizzazione (dell’acqua, della legge.. dell’università?)La fine del nucleare, la fine della privatizzazione (dell’acqua, della legge.. dell’università?)

Si può cambiare l’Italia. Si può cambiare l’Italia. Si può cambiare l’Italia. Si può cambiare l’Italia.

Ci hanno provato in tutti i modi. Mai vista una campagna di balnearizzazione simile.
L’Italia, però, ha scoperto che fare il bagno dopo aver fatto fare un tuffo agli amici del nucleare di turno aveva tutto un altro sapore. Poi, con questo caldo, vuoi mettere bere un bel sorso di acqua pubblica sotto l’ombrellone? Tutta un’altra cosa!

Il 13 Giugno è un giorno che può riconsegnare la democrazia nelle mani del popolo. Poco conta che Qualcuno dica: “L’esito del referendum non ha ricadute sul quadro politico generale e sul governo perché esso non è stato impostato lungo discriminanti politiche”. Cada o non cada il governo il cambiamento è innegabile.

La vittoria dei “si” (ancora ufficiosa) afferma con forza che:

1- L’acqua è un bene pubblico e, in quanto tale, un diritto.

2- L’Italia non vuole il nucleare, né ora né mai.

3- Il Presidente del Consiglio non potrà più evitare i suoi processi (almeno fino al prossimo escamotage ghediniano)

Eppure credo vi sia qualcosa di ancora più importante rispetto a questi quattro punti. Perché se il 41% degli Italiani ha rinunciato ad autostordirsi davanti al televisore o ad abbronzarsi al mare domenica e un altro 16% degli Italiani ha abbandonato ogni indecisione per recarsi ai seggi il lunedì ciò vuol dire che:

1- l’opera di distoglimento di massa dal referendum non ha funzionato e quindi 5 televisioni e la stragrande maggioranza dei giornali non bastano più a Grande Fratellizzare il popolo italiano

2- gli italiani hanno deciso di riappropriarsi, con le amministrative e con il referendum oggi, della politica e di ciò che li riguarda

3- il referendum conta ancora qualcosa, non è più un’utopia (per cui ora come mai bisogna stare attenti affinché non si renda ancora più difficile di adesso il raggiungimento del quorum in futuro)

4- la propaganda ironica di internet ha un peso determinante ( i vari spot, gruppi su facebook, il passaparola, i fotomontaggi hanno cambiato il senso della pubblicità e del fare politica).

Dal punto di vista politico forse non cambierà niente ma l’Italia è già mutata e sembra essersi finalmente svegliata dall’intorpidimento dei Porta a Porta di turno, dalle omissioni dei telegiornali che indicano i giorni sbagliati per votare, dal nascondino a cui hanno costretto Napolitano(che sembra non avere più tanta voglia di giochetti) occultato dai TG di turno.

Questi si sono una nuova spinta anche per gli studenti universitari perché, se si può impedire la privatizzazione dell’acqua perché non si dovrebbe poter impedire quella dell’Università? Se si può denuclearizzare l’Italia perché non debaronizzare gli atenei?

Se funzionano i referendum c’è poco da fare, funziona l’Italia…e da sola, senza alcun bisogno di un salvatore straniero. Forse qualcuno in meno, dopo questa vittoria, deciderà di andare a studiare o a lavorare all’estero perché una speranza, anche se ancora piccola, c’è ancora e vale la pena difenderla.

Non strumentalizziamo il referendum chiedendo dimissioni. I referendum sono e devono restare un’oasi della politica in cui, a prescindere dal colore politico, il popolo è sovrano. Non concediamo anche questo ai potenti di turno altrimenti faranno in modo di prendersi anche questo, così come hanno fatto per le proposte di legge popolare (“caso Grillo” docet).

Se l’Italia è disposta ad alzarsi dal divano vuol dire che ha smesso di scegliere la strada della passività ed è pronta a lottare di nuovo. Per non vedersi costruire una centrale nucleare sotto casa, per dire che l’acqua è sua, per affermare che la giustizia è uguale per tutti.

E’ un buon inizio ma soprattutto un buon motivo per non arrendersi. Almeno per oggi molliamo le valigie e fermiamoci a pensare: è davvero impossibile un’Italia diversa?

Tommaso Ceruso

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