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3 giugno 2011

Tutto il mondo è paese: giovani, laureati e senza speranze!

C’è un problema di fondo che unisce tutto il mondo occidentale: l’occupazione dei laureati.
Fino a qualche anno fa essere laureato era garanzia di un lavoro, garanzia di un reddito con il quale
ripagare debiti e sacrifici, con il quale avanzare progetti di vita importanti fra mutui e sfizi. Oggi tutto ciò viene a mancare. I giovani sono abbandonati da istituzioni troppo vecchie e arricchite per poter comprendere fino in fondo il loro dramma.

Il dramma di chi a trent’anni non può permettersi un mutuo per comprare una casa dove costruirsi una vita autonoma e indipendente, di chi non avrà una pensione, di chi ancora spera nella “paghetta”.
Poi c’è il dramma nel dramma, la realizzazione che questo destino non riguardi più solo pochi fannulloni, incapaci e inetti, ma che come un virus dilagante abbia anche colpito quei giovani volenterosi , che hanno collezionato successi accademici, raggiungendo i più alti livelli di formazione.

Finora i giovani italiani vedendosi imbrigliati in uno Stato senza futuro hanno optato per la via estera – Svizzera, Germania, Francia, Svezia le mete più ambite – dove i più fortunati volavano verso gli States con qualche lacrima di nostalgia.

Poi un mattino ti svegli, apri il giornali e ti rendi conto che non è più così, l’America non riesce nemmeno più ad assorbire i propri laureati. La crisi economica che ha coinvolto tutta l’economia occidentale si è portata via anche il futuro dei giovani americani. Oggi più che mai, sulla stessa barca dei giovani laureati italiani, spagnoli, belgi.
Con la grande differenza, però, che i giovani americani si trovano sulle spalle migliaia di dollari di debiti, contratti per arrivare all’ambito titolo. Tornare dai genitori resta l’unica soluzione per molti giovani, si stima che nel 2011 sarà l’85% dei laureati americani a tornare dalla propria famiglia, che si sono iscritti in un collage con delle certezze e che si ritrovano con un pugno di mosche.

Il sogno americano, annoverato in molti film e serial, si scontra ancora una volta con la realtà. Una realtà che ci riguarda da vicino, visto che con la Riforma Gelmini le rette degli atenei pubblici sono aumentate del 24% in 4 anni, che le borse di studio sono state ridotte ai minimi termini, mentre si sono incrementati i prestiti d’onore. Il rischio di ritrovarsi disoccupati e indebitati è più vicino di quel che pensiamo.

Senza fare dei catastrofismi forse è giunto il momento di chiederci se l’Italia ha ancora bisogno di giovani che investono tempo, denaro e fatica per un titolo di carta che vale sempre meno? O forse la vera soluzione è inserirsi in un mondo del lavoro come semplice manodopera non specializzata?

Sicuramente dovremmo tutti quanti iniziare a pensare alla laurea non più come un traguardo, ma piuttosto come una tappa del cammino.
Coscienti che essere collezionatori di titoli di studio non basterà sicuramente ad un inserimento lavorativo degno di questo nome, quanto piuttosto aumenterà le possibilità di stage e tirocini rigorosamente non pagati.

Irene Cassaniti

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