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5 luglio 2011

La laurea vissuta come esperienza di crescita

Gli anni passano, le riforme si susseguono, le università e la società cambiano volto. Cambia il mondo del lavoro, le aspettative, i sogni. Le aspirazioni dei giovani in parte mutano al variare del tempo e in parte rimangono inalterate.

Obiettivi primari restano sicuramente la Laurea e l’ impiego sicuro, retribuito e all’altezza degli studi compiuti. Sorge però spontanea una domanda: davvero una laurea può cambiare la vita di una persona?

Un simile interrogativo posto qualche tempo fa avrebbe avuto risposta positiva. Chi usciva dall’università sicuramente aveva una prospettiva più rosea rispetto ai laureati di oggi, quantomeno dal punto di vista lavorativo.
L’interrogativo tuttavia va più a fondo e ci si chiede, cioè, se la laurea dà più valore a una persona. L’interrogativo, visto sotto questa luce, è molto più complesso e suggerisce molteplici riflessioni.

Chi si laurea indubbiamente raggiunge un traguardo importante ma, dal punto di vista dell’arricchimento personale, si migliora solo se negli anni di studio matura personalmente, acquisisce maggiori conoscenze, impara a sviluppare lo spirito critico e propositivo, impara a rapportarsi al mondo e a fornire risposte ai dilemmi, ai problemi e alle esigenze concrete che la modernità ci pone.

Se invece ci si limita a sostenere l’esame, pensando solo a laurearsi in tempo, a prendere 110 e lode senza avere fatto reale esperienza di vita di gruppo, di confronto dialettico, di studio vero e non soltanto accademico, allora la laurea sarà solo un pezzo di carta appeso su una parete.

In sostanza, sintetizzando, l’ Università serve a due scopi: trovare un lavoro dignitoso che premi gli sforzi dello studente (e da questo punto di vista allo stato attuale delle cose si può dire che purtroppo non sempre ciò accade) e diventare uomini e donne del domani in grado di progettare il futuro.

Anche se sfuggiamo, se deleghiamo, se ci abbattiamo, se ci riteniamo assolti dallo svolgere il nostro dovere e se barattiamo i nostri diritti, domani saremo noi a dover guidare la grande nave chiamata Mondo.

Insomma l’unico modo per sfuggire al dramma degli automi specializzati e laureati è l’acquisizione di un notevole patrimonio di conoscenze non rigidamente accademico ma teorico e pratico. Se interpretiamo in questo senso l’Università forse potremo cambiare le cose. In caso contrario, meglio percorrere altre strade.

Vincenzo Amone

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