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8 luglio 2011

“Unihacker”: ciò che non dobbiamo sapere!

Hacker all’Università: cosa stiamo rischiando?Improvvisamente vagare negli atenei ha il sapore di una passeggiata all’interno di Matrix. Siamo spiati? Quanto sono vulnerabili i nostri dati? Quanto è difficile cancellare un nostro esame? Siamo in mani sicure?

Un secondo prima i nostri dati che comparivano sullo schermo avevano qualcosa di consolatorio che faceva sussurrare “ah, finalmente qualcosa funziona”. Vi era un che di magico nel veder spuntare il proprio esame già caricato sul server pochi giorni dopo l’orale. Una magia alla Houdinì che rischia di rivelarsi un trucco alla Giucas Casella?

Neanche il tempo di preoccuparci che spuntano, come le comparizioni di Maria De Filippi alla tv (ovvero da tutte le parti), i comunicati delle più svariate università italiane. Il succo è sempre lo stesso: “escludiamo una forma di hackeraggio sui nostri server”. Dunque, come direbbe il caro William, “tanto rumore per nulla”?

Forse si, forse no. Giorgio De Santis direttore amministrativo dell’Università degli studi di Bari,su “La Repubblica” afferma: “Nella maggior parte dei casi le password svelate non sono quelle utilizzate.” Ci rincuora? Non proprio! Soprattutto considerando che “nella maggior parte dei casi” vuol dire che in alcune circostanze una falla c’è stata e qualcuno, inutile metterlo in discussione, è riuscito a entrare nel sistema.

Il problema di fondo emerge subito: in un mondo dove regna il computer e in cui ogni dato viene digitalizzato (compresa la nostra matricola, il pagamento delle tasse, le borse di studio, l’assegnazione delle case degli studenti et cetera), siamo proprio sicuri di essere al riparo da cattive sorprese? Ancora più importante potrebbe essere capire se chi ha saputo aggirare la protezione degli atenei sia un novello Neo oppure un supercattivo. Oltre a ciò: si è trattato di un caso isolato o potrebbe ricapitare?

Squadre di ingegneri informatici e tecnici specializzati stanno auscultando l’area web, universitaria e non, alla ricerca di tutte le irregolarità del sistema, cercando di capire cosa non ha funzionato. Basterà?

Il primo interesse di molti atenei, in questo momento, è tutelarsi nei confronti di iniziative di carattere legale che possano coinvolgerli e sconvolgerli. Il nostro primo interesse? Cercare di capire ciò che, per loro, sarebbe meglio non scoprissimo.

Tommaso Ceruso

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