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10 agosto 2011

Babysitteraggio per contrastare l’abbandono delle Università da parte degli studenti genitori

Il tema dell’abbandono degli studi per vari motivi è fin troppo insistente e questo vento di crisi che da tempo sta dilagando sempre più nel nostro paese da una spinta maggiore a questo fenomeno che colpisce sistematicamente i nostri giovani che tra il coltivare i propri sogni verso una stabilità quasi utopica e rimboccarsi le maniche cercando qualcosa che, pur se non soddisfacendo le loro aspettative, dia il giusto sostentamento economico di cui si ha bisogno non sanno cosa scegliere ed ecco che l’università scende in campo con borse di studio volte a sostenere le spese di tutti, o quasi tutti, gli studenti meritevoli ma c’è anche un altro problema che interessa gli studenti nelle loro carriere universitarie: essere genitori.

Ebbene si a volte c’è chi fa il passo più lungo della gamba o chi avendone le possibilità si sposa e decide di mettere su famiglia trovandosi davanti un bivio: crescere un figlio mettendo da parte i propri sogni o crescere un figlio e continuare a coltivare i propri sogni o, nel peggiore dei casi, abbandonare un figlio e rincorrere i propri sogni?

Scelte, queste, che davvero segnano la vita di ognuno di noi in quanto una delle due cose si deve sacrificare ma adesso per fortuna non dovremmo più porci questi problemi almeno per chi è iscritto o si iscriverà all’Università degli Studi di Trieste, all’Università degli Studi di Udine (polo di Gorizia), alla Sissa oppure al Conservatorio Tartini di Trieste.

L’Università di Trieste attraverso l’Erdisu, con il contributo del Servizio Pari Opportunità della Regione Fvg, ha trovato la soluzione.

Un’ingegnosa idea volta ad aprire davvero le porte ad un nuovo modo di venire incontro a tutti coloro che hanno intenzione di portare a termine le loro carriere universitarie ha creato un vero e proprio “Sos-Famiglia”.

L’iniziativa ha come obiettivo quello di far conciliare università e maternità e non solo anche università e paternità attraverso un servizio di babysitteraggio che si occuperà dei bambini durante le lezioni.

Ma non è tutto qui,i neo-genitori oltre ad avere a disposizione il servizio di babysitteraggio, che partirà il prossimo novembre, avranno a disposizione un supporto psicologico con percorsi in gruppo per il sostegno alla maternità e dei corsi di orientamento su come organizzare e pianificare lo studio in funzione delle esigenze del bimbo.

Anche se non ci sono cifre ufficiali, dalle nostre osservazioni l’abbandono da parte di studentesse madri e’ molto alto – spiega Raffaella Brumat, psicologa dell’ateneo nonché ideatrice dell’iniziativa – per questo ci e’ venuto in mente di ideare un sostegno per queste donne, a cui forse serve solo un aiutino per non lasciare gli studi. Ci immaginiamo che vengano non solo ragazze madri ma anche donne che hanno deciso di riqualificarsi iscrivendosi all’università e che non riescono a conciliare gli studi con il figlio o, peggio, i figli e talvolta anche il lavoro. Già ora –conclude la Brumatchi viene a chiedere aiuto al nostro servizio di consulto psicologico è in prevalenza nella fascia tra i 26 e i 27 anni, quindi non matricole”.

Questa dell’Università di Trieste è una valida iniziativa che può davvero dare quella nuova luce alle Università italiane che manca da tempo. In questo modo infatti gli atenei non verranno più visti solo ed esclusivamente come universi di saperi ma anche come sostegni a coloro che hanno voglia di proseguire le loro carriere universitarie pur essendo, come in questo caso, genitori.

Ma come si sa in questo tempo di crisi i giovani di oggi hanno bisogno di certezze e l’università, purtroppo, è l’ultima che può darle.

E’ vero l’Università ci forma dandoci nozioni a sbafo per raggiungere la meritata laurea con una votazione soddisfacente ma è anche vero che non tutte le Università ci danno quella giusta formazione da immetterci subito nel mondo del lavoro senza problemi, c’è bisogno dell’esperienza, c’è bisogno di ripartire d’accapo perché nessuno ci prende senza essere esperti.

Per carità è anche giusto dopotutto, questa, è la gavetta che ognuno di noi deve fare dato che è normale nessuno ci da niente per senza niente ma un bambino non può aspettare tutto questo tempo, purtroppo, un bambino, come tutti noi d’altronde, non vive di solo amore e aria …

Chi la spunterà? Staremo a vedere.

Dora Della Sala

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