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13 agosto 2011

Come cambia la vita di un giovane studente universitario da poco iscritto su Facebook

L’esplosione di Facebook anche in Italia, ma più in generale dei social network come anche MySpace, pone alcune inevitabili riflessioni che riguardano un settore molto delicato e complicato, qual è quello della privacy.

Sono molti, troppi, i giovani che usano queste reti per mantenere contatti, scambiare commenti, cercare opportunità di lavoro o semplicemente per fare nuove amicizie che hanno sottovalutato i rischi legati ai possibili furti di dati personali.

Lo ammetto: sono sempre stato refrattario ai cambiamenti e quando l’ho affrontati li ho quasi sempre subiti.

Non e stato così con Facebook.

Dal primo momento che l’ho incontrato mi è sembrato mi aspettasse pronto a catturarmi nella sua rete di amicizie, tag e foto improbabili.

Io a tutto questo ho cercato d’oppore la mia naturale propensione al racconto e un pizzico di narcisismo messianico.

E così commento dopo commento, connessione dopo connessione, link dopo link, nascono curiose dipendenze da cui spero di salvarmi con questo pezzo – confessione che, (giova ricordarlo), è il risultato di una breve (in)esperienza.

Mi scuserete quindi se troverete tutto questo trito e ritrito o comunque già detto.

Non posso comunque non dirlo quindi lo dico: sono finito anch’io nel branco di quelli che leggono 10 mail, ne scrivono venti, poi controllano le risposte accogliendo con larghi smile quelle positive ed eliminando quelle negative.
Per non parlare del telefono che squilla, dei bambini che reclamano, le mamme che , implorano, lo stomaco che borbotta e ti distrae…

In mezzo a questi puntini sospensivi ed esigenze altrui un coscienzioso studente universitario dovrebbe studiare o comunque dedicarsi un pò a se stesso nellla speranza di riscoprire l’otium oraziano ma a quel punto di solito è già notte fonda e bisogna andare a dormire.

Questo penoso stato di cose si può spiegare così: l’entusiasmo per il nuovo mezzo conduce all’abuso.

Accade così anche ai quattordicenni con il motorino: sono così contenti d’averlo che continuano a girare per l’isolato fino a che non fondono il motore.

Ma i quattordicenni non lavorano; io dovrei farlo invece.

Non sono un sociologo, ma credo che tutto questo si riassuma in quattro parole che poi possono diventare (e statene certi lo diventano ), quattro passi base di un nuovo ballo che voi avete sempre danzato senza rendervene conto:il SU- SU – SI – SA.

Volete conoscerlo? Sì? Bene: state pronti e seguite con attenzione.

Primo passo.

SUBITO; La rapidità ci ha schiavizzato obbligandoci ad avere fretta anche quando non c’è ne alcun bisogno.

Secondo passo.

SUPERFLUO; Al tempo in cui comunicavamo ancora con il telefono se ricevevamo dieci telefonate ci sentivamo accerchiati: ora se non parliamo con almeno cinquanta amici ci sentiamo soli.

Terzo passo.

SINISTRO; Siamo legati da uno squillo e ci vediamo attraverso una fotina è la questione non è simpatica.

Quarto passo.

SALATO Sommando tutti i soldi che abbiamo speso in ricariche e rinnovi di promozioni e offerte e chiavette Internet avremmo potuto fare un milione di cose bellissime invece di star lì a schiacciare pulsanti.

Guardare il cielo ad esempio.

Non c’è digitale terrestre che tenga. Oltre la finestra poi, è ancora più bello.

Gaetano Santandrea

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