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29 agosto 2011

«Donazione del corpo post-mortem a fini di studio e di ricerca scientifica»

Disporre che la propria salma finisca sul tavolo operatorio delle facoltà di medicina per formare i buoni chirurghi del futuro, prima di essere restituita ai familiari, in condizioni «civili e rispettose della dignità».

Questa la normativa (4 i progetti di legge presentati finora) su cui la commissione Affari Sociali della Camera sta lavorando per regolamentare e promuovere la donazione delle proprie spoglie alla scienza, dato il progressivo disuso in cui l’antica pratica della «dissezione di cadavere» è attualmente caduta (nonostante la comunità scientifica sia unanimemente concorde nel sostenere l’«insostituibilità» di questa prassi).

Una proposta che divide le coscienze. Le adesioni, intanto, non mancano: a Torino circa un centinaio i cittadini ha redatto un testamento di donazione, indicando nel Laboratorio per lo Studio del Cadavere diretto da Lorenzo Varetto, il luogo di destinazione della loro salma, una volta congedatisi dal grande palcoscenico della vita.

A confidarlo lo stesso Varetto, medico legale e portavoce, negli anni scorsi, di una campagna proprio in favore della donazione volontaria.
“Centri come quello di Torino”, aggiunge Varetto, “sono attivi anche a Varese, Arezzo e Bologna”.

L’ipotesi attualmente al vaglio della commissione è quella relativa alla «donazione volontaria», un provvedimento che, parola del relatore Gero Grassi, saprà tenere fede alla sua promessa: «il rispetto totale e la dignità del corpo, anche se morto».

I punti più delicati riguardano «l’integrità della salma» e la sua «riconsegna» alle famiglie una volta terminato il periodo di studio.
Ad oggi l’unico documento a disciplinare l’utilizzo del corpo post mortem è il Regolamento di Polizia Mortuaria, ma siamo ben lontani dalla specificità che compete ad una vera e propria regolamentazione di materia.

La strada verso l’attuazione della riforma, tuttavia, non sembra particolarmente impervia.
Le proposte giunte all’attenzione dei deputati sono, infatti, firmate da quasi tutti i gruppi. C’è dunque una volontà ‘bipartisan’ di esaudire la richiesta avanzata dal mondo scientifico, volontà che sembrerebbe escludere il pericolo di inutili lungaggini burocratiche.

La proposta di «Donazione del corpo post-mortem a fini di studio e di ricerca scientifica» consiste nella stesura di un testamento olografo (senza necessità di rivolgersi al notaio) in cui il soggetto dichiara esplicitamente e consapevolmente la propria volontà di donazione, indicando con chiarezza i centri prescelti tra quelli autorizzati dal Ministero della Salute, insieme al Miur e d’intesa con la Conferenza Stato-Regioni.

La restituzione della salma dovrà avvenire entro «un anno».
Alle strutture è fatto obbligo di rilasciare la salma in «condizioni dignitose» (punto questo tra i più controversi), di provvedere alle spese di trasporto e di promuovere campagne informative di sensibilizzazione della cittadinanza.

Una prova di civiltà che non deve lasciarci indifferenti e che, proprio per questo motivo, non può che imporre responsabilità e (soprattutto) sensibilità.

Matteo Napoli

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