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29 agosto 2011

Guida alle Università più economiche d’Italia

Federconsumatori ha realizzato uno studio sugli atenei in Italia dove le tasse sono più basse: da Nord a Sud ecco dove la vita universitaria costa di più e dove si può risparmiare.

Esistono molte classifiche che valutano gli atenei italiani e che ne definiscono la qualità di formazione e i servizi.

È proprio questo il periodo in cui tutti i ragazzi incerti o esitati su quale percorso di studi intraprendere, o semplicemente smaniosi di controllare le migliori offerte; acquistano La Repubblica che regala un libricino contenente la lista di tutte le università italiane, considerate migliori o peggiori a seconda del livello di insegnamento, dell’organizzazione, e di tutti i servizi e i vantaggi che hanno da offrire.

Per la scelta dell’università da frequentare, però, esiste ora una nuova analisi, eseguita da Federconsumatori, che definisce le università più economiche d’Italia per quanto riguarda le tasse universitarie annuali.

Negli ultimi 5 anni si è registrato un aumento generale delle tasse, ma le differenze tra i vari atenei sono molto nette e marcate.

Un primo dato riguarda la differenza tra Nord e Sud: le università del meridione risultano infatti più economiche. L’Università Aldo Moro di Bari è in assoluto la più economica d’Italia, nonostante gli incrementi, che però hanno colpito soltanto gli studenti che appartengono a fasce di reddito più elevate.

Per fare alcuni esempi, iscriversi ad un corso di laurea in ambito umanistico o tecnico in un ateneo del sud Italia è più economico che frequentare un corso di laurea in medicina a Milano.

Una laurea in Ingegneria all’Università Federico II di Napoli può costare al massimo 1.432 euro l’anno, mentre Medicina all’Università Bicocca di Milano può arrivare fino ai 3.000 euro. L’università più cara è quella di Parma, nella quale si paga il 71% in più, rispetto alla media nazionale.

Inoltre Federconsumatori fa notare che, oltre alle tasse universitarie, anche il costo della vita al Nord è più elevato: nelle regioni settentrionali si parla di un 13% in più rispetto a quelle meridionali, che gli affitti sono più alti nelle zone del centro Italia e che i testi dei corsi umanistici risultano essere più cari rispetto a quelli dei corsi scientifici.

Nel complesso, quindi, una matricola che si trova ad affrontare la scelta del proprio futuro deve tenere in considerazione non solo dati qualitativi, didattici e attitudinali, ma anche molti fattori legati agli aspetti economici.

Ciò che sconvolge (ma non più di tanto!) e questo BISOGNO di avere una simile guida.

Era già emerso dall’indagine Eurostudent, presentata a Roma dalla Fondazione Rui in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca; che la crisi economica degli ultimi anni si rifletta anche sulla vita universitaria.

L’indagine è stata effettuata su un campione di circa 4.500 studenti di tutte le università italiane, iscritti all’anno accademico 2008 – 2009 ai corsi universitari di primo e secondo livello.

Il primo dato evidente è che sono diminuiti molto gli studenti fuori sede: solo il 24%. La maggior parte vive a casa coi genitori e chi è costretto a spostarsi condivide l’alloggio o usufruisce di una sistemazione messa a disposizione con gli strumenti del diritto allo studio. Solo il 4,3% ha la possibilità di avere un proprio alloggio indipendente.

Oltre a questo gli studenti tendono a non gravare completamente sulle spalle della famiglia, ma a impegnarsi in attività lavorative, e nel 68% dei casi gli studenti ultra-ventisettenni sono anche occupati in un lavoro stabile e continuativo.

Nonostante questo, però, dall’indagine emerge un numero maggiore di ore dedicate allo studio: circa 41 settimanali, rispetto alle 32 di circa 20 anni fa.

Quindi nel complesso il profilo che si delinea è quello di uno studente più stazionario, più studioso, più lavoratore e speriamo più disposto a investire sulla laurea come strumento per realizzarsi.

Giulia Migliola

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