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2 agosto 2011

La nuova generazione europea sull’orlo di un baratro ma non è solo colpa della crisi

Una generazione priva di punti di riferimento, stanca, demotivata e sull’ orlo di un baratro. E’questo il quadro a tinte fosche che emerge da alcuni studi condotti sui giovani in età scolare e da lavoro in Europa.

Il Theme Group Youth ha stilato un rapporto,su incarico dell’Unione Europea relativamente agli anni 2008-2010, sui giovani dell’UE tra i 16 e i 25 anni e ne è emerso uno spaccato sociale inquietante. Secondo i dati forniti dalla società, cresce in Europa il numero dei giovani inoccupati e che non terminano il ciclo degli studi.

Un campanello d’allarme che spinge a riflettere e lascia spazio a una serie di considerazioni. Anzitutto, balzano agli occhi le cifre attraverso le quali si evince che esiste per quanto concerne le giovani generazioni, un Europa spaccata. Il fenomeno infatti, è in crescita ma si estende a macchia di leopardo Se in Olanda solo il 5% per cento di ragazzi non lavora e studia e in Germania si raggiunge appena l’8% in Italia si arriva al 19% e addirittura in Spagna al 21%.

Queste cifre inducono a pensare che le cause di questo grave disagio giovanile non sono da imputare esclusivamente alla crisi globale, se così fosse ne risentirebbero tutti i paesi.Indubbiamente la crisi ha inciso, ma occorre essere obiettivi e riconoscere che in alcune nazioni il mercato del lavoro ristagna anche perché già prima del crack mondiale dell’economia, si registrava una situazione di forte difficoltà.

Vi sono dunque altri fattori che agiscono e aggravano la condizione già disastrosa.

Il sistema politico finanziario, in nazioni come l’ Italia e la Spagna, ad esempio, è impostato sulla chiusura rigida dei canali che introducono i giovani nel mondo del lavoro.

Si preferisce tenere sotto schiaffo un’ intera generazione, sottoponendola al ricatto morale ed economico, costringendola a vivere in condizioni di precarietà in maniera tale da poter esercitare un controllo più diretto e allevare degli automi non indipendenti e fortemente condizionabili.

Tuttavia, anche i giovani hanno delle responsabilità. Vi sono molteplici casi di ragazzi volenterosi che ogni giorno sgomitano e lottano per poter essere autonomi ed avere una fonte di guadagno, ma ve ne sono altri che invece non sono più in grado di reagire e preferiscono vivere in balia degli venti, seguendo la corrente e non pensando neppure minimamente a come affrontare la vita.

Ce ne sono tanti altri inoltre, che sebbene abbiano una certa età non sono ancora stati svezzati da madri troppo apprensive e protettive. In questi casi specifici, il ragazzo non si pone il problema di studiare o lavorare perché tanto finché c’è il denaro dei genitori può comunque vivere. Cresce così in una sorta di bolla di vetro privo di responsabilità e vive alla giornata.

Inoltre, un numero sempre più elevato di giovani ha perso la capacità di mettersi in discussione, di lottare, protestare e sudare per sbarcare il lunario. Ci si lascia irretire dall’arroganza di chi possiede tutto ed esercita il dominio indiscusso e incontrollato su ogni settore della vita delle persone. Le risorse sono poche ma la volontà è fiacca e chi comanda ne approfitta .

Infine, per ciò che concerne il mondo dell’istruzione, occorre sottolineare che chi non studia lo fa per scelta perché oggi non c’è più una condizione di indigenza tale da costringere a lavorare a 16 anni. Chi non studia compie dunque, la scelta di non farlo succube forse di un modello di società che ci vuole ignoranti e costruiti in serie.

Quali soluzioni? La prima è rinnovare il mondo dell’economia aprendolo alla nuova generazione e favorendo il ricambio generazionale.

La seconda soluzione è interrogarci su ciò che noi giovani possiamo fare e procedere con volontà verso la meta facendo il nostro dovere, reclamando i nostri diritti e cominciando a ragionare con la nostra testa senza più affidarci ai maghi della politica e dell’economia( alcuni almeno) che hanno prodotto lo stato di cose attuale.

Occorre uno scatto d’orgoglio, bisogna riprendersi la propria dignità. Se non bastasse questo bisogna pensare che chi non studia e non lavora finisce facilmente nella rete di persone senza scrupolo e quindi nelle maglie di organizzazioni criminali.

Bisogna rialzarsi o si precipiterà perché è chiaro, che nel mondo di oggi, piangersi addosso serve a poco, la strada verso il futuro è irta di ostacoli e tornare indietro per non incappare nelle difficoltà serve a poco.

Vincenzo Amone

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