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30 agosto 2011

La protesta degli italiani contro la decisione di non conteggiare gli anni di studio e del servizio di leva

Monta la polemica sui social networks rispetto agli ultimi provvedimenti previsti dalla legge finanziaria in discussione in questi giorni.

Gli utenti hanno manifestato viva disapprovazione rispetto all’ipotesi prospettata nelle ultime ore di non conteggiare ai fini pensionistici gli anni di studio o del servizio militare. In sostanza si dovrebbe andare in pensione avendo maturato effettivamente quarant’anni di servizio. Il primo a sferrare l’attacco e il segretario del Pd Pierluigi Bersani che giudica il provvedimento iniquo.

Bersani non va per il sottile e attacca pesantemente l’esecutivo: “La giustizia di Arcore e di via Bellerio è dunque la seguente – commenta il segretario del Pd, Pierluigi Bersani – non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il Paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più”.

I malumori tuttavia, e le proteste veementi non si fermano ai palazzi della politica romana, questa volta ad esprimere dissenso è la gente comune.

I commenti negativi che si possono leggere sui social networks sono davvero numerosi, si va da espressioni come “”Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?” oppure “un governo che pensa solo ai ricchi e fa ricadere gli oneri della crisi sui più deboli” e ancora, un militare su facebook si dichiara indignato per il trattamento ricevuto da chi ha servito la patria.
Commenti che danno il polso della situazione nazionale e mettono in luce come i cittadini siano stanchi di subire le conseguenze di scelte politiche errate. Prostrati, con le tasche vuote, gli italiani reagiscono con durezza a una manovra e a un provvedimento considerati ingiusti.

Sotto accusa non solo il governo ma l’intera classe politica vista come una casta di privilegiati che anche in tempi di crisi non si sacrifica sull’altare della patria .

Nel mirino degli italiani le pensioni d’oro dei parlamentari. In molti si chiedono le ragioni per cui un cittadino comune deve attendere quarant’anni per percepire la pensione mentre invece chi siede sugli scranni parlamentari ottiene il vitalizio in minore tempo.

Si insiste anche sugli sprechi della politica.Si era promesso di abolire le provincie , mettono in evidenza gli utenti dei socials networks ma il provvedimento è sfumato.

Gli italiani alzano le barricate per difendersi da ciò che giudicano un assalto alla diligenza, in cui a pagare lo scotto saranno i più deboli. Sono pronti a scendere in piazza dunque, per lo sciopero generale del 6 settembre indetto dalla cgl.

A sostenere lo sciopero anche l’associazione cgl medici che risulterebbe quest’ultima la categoria maggiormente penalizzata dall’abolizione del riscatto degli anni universitari.
Un movimento di protesta trasversale considerato che anche diversi elettori di centrodestra stando a quanto scrivono, mostrano insofferenza e manifestano disapprovazione verso le scelte compiute dal governo.

Insomma si respira nel paese un clima teso e preoccupante che potrebbe innescare reazioni davvero poco ortodosse perché il popolo comincia a ribellarsi alla logica delle scelte politiche di palazzo.

In effetti la legge finanziaria colpisce solo il cittadino medio e non intacca invece il patrimonio di chi ha molto e dovrebbe dunque contribuire alla soluzione della crisi. Basti pensare che la cosiddetta tassa di solidarietà verrà applicata solo a dipendenti statali e non invece a chi ha un reddito superiore ai novantamila euro.

Inoltre bisognerebbe finalmente capire da parte dei signori politici, che gli anni di studio non sono perdita di tempo ma, comportano spesso lacrime e sangue per chi decide di studiare e non può essere dunque trattato cosi. In questi anni e ormai è evidente, c’è un attacco sistematico ai baluardi della cultura, questo ultimo provvedimento infatti, è l’ennesimo atto grave di un esecutivo irresponsabile che dopo i disastri della legge Gelmini ora, da il colpo di grazia ai laureati.

Una manovra non può essere solo aumento della pressione fiscale ma deve mettere in campo strategie di sviluppo che stimolino la ripresa ma, se si attuano provvedimenti come questi il mercato del lavoro risulta praticamente inaccessibile e addirittura , paradossalmente potrebbe risultare controproducente studiare.
È davvero arrivato il momento di dire basta.

Vincenzo Amone

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