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22 agosto 2011

Lo spreco di denaro pubblico

Nella calura estiva di questo scorcio di agosto rimbalza una notizia che ha dell’incredibile. Un assurdo pasticcio all’italiana che, se non fosse per la gravità di ciò che accaduto, potrebbe essere il copione di un film comico.

Protagonisti politici e dirigenti dell’Università della Basilicata. Una situazione che ha generato caos e destato sgomento nell’opzione pubblico. Fondi europei destinati allo sviluppo economico della regione e al sostegno iniziative culturali e attività didattiche dell’ateneo restituiti al mittente. Queste in estrema sintesi i fatti, di una tragicommedia.

I responsabili giocano a scarica barile e rimpallano le responsabilità. Interviene la procura della Repubblica e, intanto, gli studenti vengono privati di alcuni servizi essenziali. Una vicenda incresciosa, emblematica. Vivido spaccato di una realtà desolante.

Quali le ragioni? Quali le riflessioni indotte da questo evento?.
Difficile dirlo anche se oggettivamente qualche considerazione è doverosa.

Molti sostengono che episodi del genere siano generati da un sistema burocratico lento e farraginoso che imbriglia le istituzioni e non consente loro di agire tempestivamente e in maniera adeguata. Si propone dunque uno snellimento delle procedure e maggiore autonomia dei soggetti istituzionali.

Indubbiamente c’è un fondo di verità in questo tipo di considerazioni, l’Italia infatti, è uno dei paesi più burocratizzati del mondo ed è complesso dipanare la matassa di provvedimenti, leggi, procedure da seguire. Questo succede non solo perché c’è una classe politica incapace di semplificare ma sopratutto perché il sistema burocratico così intricato impedisce concrete azioni di innovamento e investimento ed è usato premeditatamente e con cognizione di causa come strumento di controllo.

Maggiore è la presenza di strumenti burocratici più forte è il potere dei funzionari statali che così esercitano pressione, mantengono uno status sociale elevato, diventano i principali referenti presso cui rivolgersi per agevolazioni. Il funzionario infatti si distingue sostanzialmente in due categorie: l’ onesto e solerte servitore dello stato che applica leggi e nell’esercizio e nei limiti della sua funzione le fa rispettare; il disonesto, corrotto, asservito alle logiche del potere dominante che dietro l’ottenimento di favori personali e denaro riesce a trovare i sotterfugi e i sistemi per aggirare le leggi. Tuttavia questa è solo una parte del problema.

Spesso infatti nei posti nevralgici dove affluisce il denaro pubblico e vengono prese decisioni in merito all’utilizzo delle risorse economiche a disposizione, vi sono collocati soggetti che non assolvono alle loro funzioni. Si registra e si genera, dunque, una situazione di stallo e paralisi dell’azione politico istituzionale necessaria ad attivare gli strumenti adeguati per gestire i soldi a disposizione. Spesso ricoprono cariche delicate e importante persone del tutto inadeguate, incapaci e privi di competenze. Persone che si trovano li per grazia ricevuta o per colpa di un elettorato (studentesco e non) che non ha piena consapevolezza dell’importante ruolo ricoperto nelle urne elettorali.

Questa gente incompetente manca di progettualità , è priva di lungimiranza e non sa guardare dunque al futuro, non è in grado di farlo e vive alla giornata preoccupandosi solo di percepire lo stipendio pagato tra l’altro con le tasse dei cittadini e degli studenti. Vi sono anche però personalità che potenzialmente hanno grandi capacità ma che premeditatamente decidono di non agire per non incontrare resistenze da parte delle lobbies affaristiche che li hanno collocati direttamente o attraverso mezzi indiretti al limite della legalità, nei posti di comando.

A ciò si aggiunge la presenza di autentici parassiti della società che prosciugano letteralmente i fondi per arricchirsi personalmente e per coltivare interessi personali. Cosi si generano situazioni come quelle della Lucania. Ci si lamenta che non arrivano risorse dal governo centrale. E’ in parte vero ma nel momento in cui il denaro è disponibile perché finisce per essere malamente utilizzato? Quali soluzioni al problema? Difficile dirlo ma indubbiamente qualcosa di concreto si può fare.

Ad esempio ci sarebbe bisogno un inasprimento delle pene previste per chi commette reati che danneggiano la cosa pubblica. Oltre a ciò occorrerebbe agire con fermezza anche verso chi non compie infrazioni contro la legge ma si dimostra inerte e incapace.

Coloro che non sanno utilizzare il denaro pubblico dovrebbero essere sanzionati con la rimozione dall’incarico che ricoprono. In questo caso è il partito che governa che dovrebbe realizzare queste misure se si tratta di un membro del partito e ovviamente se si tratta di un assessore dovrebbe intervenire il sindaco. Nel caso invece di rettori o operatori culturali universitari, bisognerebbe interessare il ministero laddove ha competenza. Se si tratta di un rettore, invece, dovrebbero essere studenti, docenti, consiglio di amministrazione, senato accademico e organi competenti a mobilitarsi affinché lasci la carica.

Oltre all’inasprimento della pena bisognerebbe recuperare l’etica e il senso di collettività, e sopratutto costringere chi non è in grado di assolvere ai propri compiti a mettersi da parte e sostituirlo con persone competenti.

Situazioni del genere, insomma, non si devono più ripetere perché è intollerabile che in realtà economicamente depresse sopratutto, si buttino via i soldi che arrivano e dunque si perda il treno dello sviluppo. È intollerabile oltre che oltraggioso verso chi non arriva fine mese. Laddove non interviene la politica e la classe dirigente deve agire il popolo con saggezza, fermezza e reale volontà di cambiamento. Il tempo degli alibi è finito bisogna, chiedere il conto a chi usa così le risorse pubbliche.

Vincenzo Amone

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